crepuscolare intesa tra versi e immagini.

crepuscolare intesa tra versi e immagini.

martedì 14 febbraio 2012

Una buona ragione


Forse c’è una buona ragione per continuare a scrivere.
Quando le parole rincorrono le mani e si sentono sole
e la notte ha il sapore del caffè irrancidito nella tazzina,
stravolgi i tuoi pensieri e leghi il cuore a un solo battito.
Sarà quel ritmo ossessivo, monocorde che comanderà,
detterà il percorso dei tuoi pensieri fagocitando il senso.

[le dita come alunni in un’aula vuota spezzano gessetti
straziando brandelli di anima su una lavagna bugiarda]


Sì, forse c’è una buona ragione perché tutto ciò accada
anche stanotte inseguo immagini, laceri pezzi di anima
che bussano e premono alla porta, coartando le mani…
il bisogno di urlare, di liberare la mente è insopprimibile.
La voglia indecente del raccontarsi nonostante gli errori
altera la sequenza degli impulsi vitali e denudo parole.

[anime sensibili in farisaica processione ora giudicano
spettacolo inverecondo quel lacerar veli del tuo mondo]

E’ amore, è una buona ragione.

domenica 12 febbraio 2012

Oggi ha nevicato…(ancora mi mancate)

Oggi ha nevicato. Poco.
Il molo ha un aspetto cadaverico,
algida rappresentazione di una pièce
d’inverno inoltrato, atteso e incattivito.
La laguna, come lastra di vetro incrinato,
spezzetta i riflessi e i rari gabbiani in volo
paiono frammenti di farfalle dislessiche
in cerca di materno riparo, di un rifugio.
Nel grigio che incombe e tutto soffoca
con la sua indole indifferente e apatica,
ogni rumore pare ovattato, lontano.

Oggi ha nevicato. Poco.
Le strade deserte rimandano echi
e suoni secchi, come di vecchie canne
spezzate da raffiche di bora inclemente.
Anche i pensieri paiono grigi mentre
prendono forma pigramente dentro di me.
Poi esplodono. A fatica trattengo un gemito.
E’ strano come, quando si pensa a chi
ha terminato il suo viaggio, lo si immagini
sempre solo lì, in una stazione, in attesa
dell’arrivo di tutti o di nessuno, chissà.

Oggi ha nevicato. Tanto.
In quella stazione disadorna, al termine
di quell’unico binario imbiancato vi ho visti,
fianco a fianco, insieme come una volta,
senza bagagli, liberi dalle inutili some della vita.
Stretti stretti, col calore dei sorrisi negli occhi
scaldavate serenamente l’attesa di un treno,
in quella stazione senza tempo né orario.
Quel treno non è ancora partito e il freddo
che gela le ossa non è bora che frusta la laguna,  
bensì desiderio mai sopito del vostro calore .

Oggi ha nevicato. Troppo.

Lo zoccolo di legno col cinturino di cuoio rosso

I balconi con le ringhiere di ferro ormai corroso
si affacciavano sul cortile come protesi dentarie
neglette dai dentisti, ma convenzionate all’Inam.
L’immancabile gatto, signore delle cantine, orbo
da un occhio, e dal mantello virgineo che tradiva
scelleratezza, dominava le afose notti d’Agosto.

[la notte suonò un solo tocco quando il lamento
mutò in richiamo di felinei ormoni entusiastici,
fu strazio lacerante e il sonno fuggì atterrito]

La fuga e l’inseguimento risuonarono nella corte,
fra moccoli e miagolii lo zoccolo si levò nell’aere
planando fragoroso su damigiane di rubizzo vino.
Non venne mai recuperato tra le vitree schegge,
il battere ritmico del piede orbo di legno gemello
fu compagno ai tocchi che ricondussero al sonno.

Da allora il vino rosso mi dà acidità di stomaco…

L'eskimo verde militare


In fondo era solo un agognato panino con i wurstel e i crauti,
alla “Crota Piemonteisa” vicino a San Babila a Milano, perché temere?
L’aria non era delle migliori, è vero, con tutti quei lacrimogeni
ma avevo finito di insegnare grafica a pochi assonnati volenterosi.
-Prof.- mi interpellavano sfottenti - andiamo insieme a farci un panino?
Così, indossato il mio eskimo verde, rigorosamente made in Usa
sopra i Roy Rogers d’ordinanza, venticinquenne ragazzo padre
sfidavo gli umori e le contestazioni in quella sera del ’69.
-Sei di sinistra?- il lampo improvviso negli occhi dei tre che attendevano.
Mentre l’urlo delle sirene mistificava le imprecazioni e le bestemmie
fioccarono i pugni, non era poi così bella Piazza San Babila vista da terra.
Cristo!  In fondo era solo un panino, anche se di sinistra.
Col tempo ho poi capito, il verde militare stonava con il blu indigo dei jeans.

Una canzone per noi

In questa notte mentre una falce di luna fa messe di giovani stelle
giunge il respiro dei pescherecci come canto d’amore per il mare.
I gabbiani ammutoliti ascoltano sbuffi e cigolii farsi crome e diesis
che il sibilare del vento intona tra i casseri ormai disfatti dal sale.

Chissà perché l’eco di ogni rumore, di ogni alito che la calle rimanda
stanotte non è noia ma dolce e malinconica musica che mi prende.
Vorrei trasformare questa pagina di notturni e spericolati pensieri
in un magico pentagramma ove mutare con perizia le parole in note.

Una canzone, sì, una canzone finalmente! Un lieve frullo d’ali sapienti
che ci catturino nel profondo e trasportino in una danza interminabile,
dimentichi del mondo, stupiti della profonda intesa che gli anni donano
leggeri come foglie ruggine che planano all’imbrunire della stagione.

A chi stupito chiederà come la neve non abbia ancora soffocato il sole,
un sorriso racconterà per noi la storia che non conosce la parola fine.
Capitoli sparsi in libertà nelle pieghe della memoria, raccolti in un libro,
canteranno della nostra vita e stanotte scriverò poesia come canzone.

[quando l’amore ha colori
come ali di farfalla, non chiederti
quanto esso durerà, basterà
il battito di un ciglio e gli occhi
stupiranno tra la porporina
che piano si poserà sulla neve]

La sottile linea rossa tra il cielo e il mare


ero morto ieri
quando il maestrale lo urlò
una nube di ali indecise
improvvisa decise la rotta
e mille aquiloni le fecero corona

laggiù, laggiù
dove il mare si scioglie nel cielo
una sottile linea rossa
attese di infuocare il tempo
e una terra aspra aprì il suo ventre

il legno prezzolato
trasportò il corpo alieno
sconosciuto ai battiti del mio cuore
nel ventre raggomitolò
e si acconciò all’attesa del sapere

sono nato oggi
quando la risacca ha vomitato
sul livido litorale grigia cenere
la linea rossa avea cremato infine
l’arroganza dell’alieno mistificatore

la brezza ora canta
gli aquiloni hanno sconfitto il tempo
miriadi di voli anarchici ricamano il cielo
e accompagnando note in libertà
rimandano navigati vagiti come do di petto

sabato 11 febbraio 2012

Lo stagno nella vasca da bagno



Personaggi ed interpreti

La Famiglia reale:

ReRospo: Re Brutto ma Buono
NanaRana: Regina Bassottina
GiroGiro: Girino Principino
BissSerpe: Bestia Reale

Gli animali dello stagno:

Topolino Idiotino: Scemo dello Stagno
Mago Veloce: Ragno Zoppo
Fata Svampina: Ape sbadata
Corvo Nerino: Porta sfortuna
Meo Scarabeo: Meccanico personale di Mago Veloce

Bimbo Sporcaccione
La mamma

Trama:

GiroGiro il Principino vuole salvare gli abitanti dello stagno dalla maledizione del Ragno Veloce che ha trasformato tutta la comunità in tanti sordomuti, c’è chi sente e non parla e c’è chi parla e non sente. Si farà aiutare da Fata Svampina…

….nel paese di chissàdove, nel giorno di chissàquando in uno stagno grande come una vasca da bagno, nacque un girino. Era un girino speciale, primo perché era figlio del ReRospo e NanaRana la regina e poi perché non stava mai fermo, girava in tondo in tondo. Per questo i genitori decisero di chiamarlo GiroGiro il Girino Principino.Era un bel girino che cresceva alla svelta, anche se spesso perdeva la memoria perché girava tondo  tondo e si dimenticava di tutto, anche di quello che stava facendo e dicendo.Pur di guarirlo da questa strana malattia i genitori avevano interpellato i migliori specialisti dello Stagno finché disperati, su consiglio dei dignitari di corte, non si rivolsero al Mago Veloce. Questi era un mago temuto e conosciuto in tutto lo Stagno: un ragno velenoso che aveva perso le zampe durante una gara di ballo…si erano intrecciate così strettamente che dovettero amputargliele.  Da allora girava in carrozzella, lo chiamavano Mago Veloce, ed era diventato più cattivo che mai. Interpellato Mago Veloce disse a ReRospo: “comprate un animale al Principino, non si sentirà solo e avrà un compagno che lo aiuterà molto: dovrà portarlo a spasso legato ad un guinzaglio e dovrà stare attento a non girare tondo tondo, altrimenti lo strozzerà!” Mago Veloce poi disse sogghignando: “Vi consiglio un serpente, è sicuramente adatto al Principino…” Fu così che nella reggia dello Stagno prese alloggio un serpente giallo e verde, un po’ bruttino in verità che fu chiamato BissSerpe. Fu dotato di collare dorato e tempestato di diamanti: era pur sempre la Bestia Reale ed al Principino fu regalato un guinzaglio di splendida pelle verde di ramarro trovata attaccata ai rovi, lasciata lì durante la muta. GiroGiro andava a passeggio con BissSerpe al guinzaglio, ogni tanto lo strozzava un po’, ma si riprendeva subito e ritornava in sé, ricordando esattamente dove era e cosa stesse facendo. Tutto lo Stagno conosceva la sua storia e tutti guardavano al Principino con un misto di curiosità e di compassione. Dovete sapere che lo Stagno si era formato nella vasca da bagno di un bimbo particolarmente sporcaccione, che non voleva lavarsi mai e l’acqua che rimaneva nella vasca era così sporca e piena di terra che la stessa si era trasformata in uno stagno pieno di erbe, fiori di loto e animaletti vari: rane, bisce, piccoli pesci, topolini e via dicendo, tutti gli animali possibili che uno stagno può ospitare. Tutti gli abitanti erano al corrente del consiglio dato al Re dal Mago Veloce e sapevano anche che il Principino non doveva fidarsi troppo del serpente, perché era una creatura che ubbidiva al Mago. Vollero allora avvisare il re ed una delegazione di animali si recò alla reggia per conferire con ReRospo, ma fecero l’errore di portare con loro anche lo Scemo dello Stagno, ovvero un topolino, il Topolino Idiotino che non parlò durante l’incontro ma da bravo idiota spifferò tutto a Mago Veloce. Mago Veloce si arrabbiò moltissimo e lanciò una maledizione contro lo Stagno: “Da questo momento metà di voi sentirà ma non parlerà e l’altra metà parlerà ma non sentirà, così il Re non saprà mai se chi aveva parlato aveva anche sentito e rimarrà col dubbio della verità.” Tutto lo Stagno ammutolì di colpo, poi metà cominciò a parlare ma l’altra metà non sentiva e viceversa, si creò così un caos indescrivibile e tutta la comunità cadde in una confusione totale che paralizzò la vita degli abitanti. ReRospo seppe dell’accaduto e, memore di quanto i suoi sudditi gli avevano raccontato, mandò suo figlio, il Principino GiroGiro, ad accertarsi di quanto era successo. “Vai allo stagno e cerca di capire cosa sia successo ma soprattutto cerca di ricordarlo, perché stavolta andrai da solo, BissSerpe non verrà con te, è una spia del Mago Veloce.”GiroGiro uscì dal castello e si incamminò verso lo stagno, ogni tanto girava tondo tondo per un po’, si fermava, non ricordava più niente e ricominciava a vagare senza meta.“Devo farmi aiutare da qualcuno - pensò- perché altrimenti non riuscirò a fare quello che mio padre mi ha chiesto “. In questo barlume di lucidità gli venne in mente chi avrebbe potuto aiutarlo: la Fata Svampina. Fata Svampina era una fata che viveva tra i pistilli di un magnifico fiore di stagno sì, proprio tra i pistilli, perché Svampina era un’ape, una bellissima ape colorata a strisce bruno e oro che proteggeva lo Stagno, ma che era così sbadata che combinava sempre un sacco di guai ed era disattenta così che nello Stagno l’avevano soprannominata Fata Svampina, la Fata sbadatina… GiroGiro si recò da lei e chiese aiuto poiché da solo non sarebbe mai riuscito a portare a termine l’incarico che ReRospo suo padre gli aveva affidato, voleva dimostrargli di essere all’altezza, un degno successore alla guida dello Stagno. “Oh Fata Svampina, mi devi aiutare, Mago Veloce ha fatto una maledizione e tutti gli abitanti dello stagno adesso sono in confusione: metà parla e non sente e metà sente ma non parla…che caos…” disse con tono accorato il Principino. “Ti aiuterò -disse la Fata, - appena riesco a liberarmi dai pistilli che mi si sono appiccicati alle ali…sai ieri sera sono andata a dormire tra i pistilli come al solito, ma non mi sono accorta che avevo ancora le ali sporche di miele, non mi ero pulita tra le foglie, come al solito….” Fata Svampina riuscì finalmente a districarsi dai pistilli e si incammino ronzando e volando accanto a GiroGiro verso lo Stagno. Tutto questo gran daffare non era sfuggito a Corvo Nerino, un corvo nero come la pece che svolazzava sopra lo stagno ed era amico di Mago Veloce. Così volò velocemente ad avvisare il mago, ma non lo trovò: Mago Veloce era andato da MeoScarabeo il meccanico dello stagno, per il consueto controllo della sua carrozzella. “La solita sfortuna” – pensò – Corvo Nerino e si appollaiò su un ramo di spino ad aspettare il ritorno del Mago. Corvo Nerino era conosciuto in tutto lo stagno come un corvo particolarmente sfortunato, tanto che era chiamato Portasfortuna e tutti gli animali lo evitavano e facevano gli scongiuri quando lo vedevano o lo incontravano. Nel frattempo GiroGiro e Fata Svampina erano giunti allo stagno e la Fata aveva cominciato il suo rito magico per togliere la maledizione agli abitanti: volava ronzando avanti ed indietro spargendo tutto intorno al polline magico che aveva accumulato volando di fiore in fiore, ma….…come sappiamo era un’ape particolarmente sbadata e durante la magia con la sua disattenzione combinò un sacco di pasticci e di guai; riempì di polline la casa di Mamma Chiocciola che ne era uscita per lavarsi i carnini, volando ma guardando indietro andò a sbattere contro il campanile della chiesa e perse metà del suo prezioso carico, insomma non faceva che combinare guai con la sua sbadataggine. Nel frattempo Mago Veloce, che aveva terminato la messa a punto della sua carrozzella, era stato avvertito da Corvo Nerino e rombando come una Formula Uno arrivò sulla riva dello stagno. Era arrabbiatissimo e stava per lanciare un’ altra delle sue terribili maledizioni quando….l’acqua dello stagno si increspò, si creò un gorgo al centro e tutto lo stagno con i suoi abitanti finì inghiottito in un buco nero…cosa era successo? La mamma del Bimbo Sporcaccione aveva semplicemente tolto il tappo alla vasca da bagno e tutto era finito nello scarico. Ma la storia non finisce qui proprio in quel mentre il bimbo tornò a casa, più sporco che mai…”Hai proprio bisogno di un bel bagno” disse la mamma….

© Franco Pucci 2009                                                               design: Anna De Vivo