crepuscolare intesa tra versi e immagini.

crepuscolare intesa tra versi e immagini.

lunedì 19 marzo 2012

19 Marzo (a mio padre)












-sono sempre in ritardo, lo so-

Mi avresti svegliato alle quattro del mattino
“le canne sono pronte, andiamo è già tardi”
Dopo la prima sigaretta, amara più del caffè,
di corsa sull’autobus gli occhi pieni di sonno.

In quel piccolo bar di Pavia sempre aperto
l’ultimo caffè “corretto perché fuori è freddo”
Trascinando gli stivali oltre il Ponte Nuovo
il verderame dello stagno ci avrebbe salutato.

Oggi il ricordo punge, è un amo conficcato
e l’acqua che mi circonda non lava il dolore.

Le canne sono pronte, aspettami.

domenica 18 marzo 2012

Tsunami di cicale














[una marea di cicale nella testa
-il loro canto ottunde la mente-
come tsunami travolge i giorni]

Quale sole è sorto improvviso
quale estate riarsa ha liberato
nella testa il sibilo incessante
di milioni d’insetti canterini?

Ho dipinto oceani sulle pareti
da giorni il frinire delle cicale
è l’urlo che dimora nello spazio
di un palmo tra follia e ragione.

Nell’angoscia di notti stralunate
il fruscio delle onde pare essere
sola alternativa a chimiche oasi
e il respiro è sincronia del mare.

sabato 17 marzo 2012

Tracce di cinica albagia

-mondo-

ammantato da falso
velario di
realismo
fagociti ogni verità

l’acido delle parole
rode l’amore
come ossa
reiette da sciacalli

[invano parlano
gl’occhi di fame,
ma vomita parole
la cinica albagia]

cogli con una smorfia
nel disgusto
pesti la vita
come merda di cane

-tracce rimangono-

mercoledì 14 marzo 2012

Specchi deformanti











nei riflessi delle vetrine
gli occhi s’interrogano
sagome lontane
d’ironico disappunto
tra schegge di luce
bestemmiano commenti

il rosario sgrana i ricordi
-tacche sulle costole dell’anima-
cucite con refe
di seta bugiarda
urlano ferite mai sanate
nel gioco di specchi del tempo

siamo noi?


martedì 13 marzo 2012

Zo de cale


Non è uno zefiro gentile
quello che preme le spalle stasera
e affretta i passi sotto i portici.
Racconta l’antica storia del mare
sui volti terracotta dei pescatori,
sibila tra nasse stese ad asciugare.

[non mettermi fretta, ho capito
torno a casa, ecco, giro l’angolo]

No, non è uno zefiro gentile.
Mentre la calle muore nel canale
folate irose bucano come spine.
Il vento ha accartocciato la notte
dai lembi briciole di stelle fuggono
e il cielo pare avere il morbillo.

[gocce di luce giocano a gibigiana
sulla carta argentata della laguna]

Zo de cale, il vento è magia.

*(giù per la calle)



venerdì 9 marzo 2012

Senza

Potrei tentare di misurare il vuoto
in cui sprofonda il mio respiro
o provare a contare le farfalle
che frusciano nello stomaco
o ancora lasciare che l’apatia
rincalzi le mie coperte alla sera,
mentre la mano orfana cerca
inutilmente l’appiglio consueto.

Potrei?

Il solo pensiero blocca il respiro,
annebbia la vista e ottunde la ragione.
È un esercizio crudele, masochistico.
Perché immaginare un simile calvario
vorrebbe dire esistere, non vivere.
E non ha senso vivere nel vuoto di te.

Potrei senza di te?

mercoledì 7 marzo 2012

Ottomarzo tra le voci



Scrivere oggi di mimose e auguri
-poche rime in cerca di consensi-
è ipocrita ricerca di benevolenza
per celare nel sorriso la vergogna.

Scrivere di fiori, simboli irranciditi
non serve a medicare le sofferenze
se non t’accorgi che metà del cielo
lacrima sangue e non son tramonti.

-Basta!-

Le voci siano allora questa parola
urlata contro il muro dell’ignavia
di chi è indifferente alla violenza,
nell’ultima spiaggia della ragione.

Ottomarzo, la mia voce. Anche.