crepuscolare intesa tra versi e immagini.

crepuscolare intesa tra versi e immagini.

lunedì 26 marzo 2012

Sotto la parola, niente












Oggi
nevicano inquietudini
se alzo lo sguardo al cielo,
lassù un punto e virgola,
una parentesi fugge via.

L’incipit
di una poesia d’amore
che non ho mai scritto,
migra in un’apatia sospesa
tra nembi minacciosi.

La parola
che decide il cammino
è la morale della favola,
è la sintesi di giorni di volo,
di ali spezzate al tramonto.

Senza orpelli, nuda alla fine
recita la poesia senza voce.  

Pensieri, verdi tentacoli

silenziosamente
si abbarbicano
all’anima
come braccia
di pianta carnivora

si avviluppano
stringono il cuore
mentre l’apnea
scoppia i polmoni

lacci emostatici
che nessuno
è mai riuscito
a sconfiggere

sfinito da lotte
impari crolli
e ti arrendi
all’invasione

-con l’anima
ingabbiata
e il cuore
che affanna
stringi tra le dita
l’ultima chance-

l’amore

(diserbante
da usare
con attenzione)

sabato 24 marzo 2012

Il compagno di viaggio

La cartella piena di sogni
sorrisi, giochi e ghiribizzi rubati
a notti di fantastiche lune
pittati, raccolti e confezionati
con la cura di un abile artigiano,
dondola al ritmo del pendolino
e sobbalza al fischio improvviso.

aveva la mia età
o forse barava
tra le rughe
due spilli
bucavano
l’anima
e il sorriso
che si apriva
intermittente
con le luci
della galleria
non bastava
a celare l’ironia
dello sguardo

Avrei venduto volentieri i miei sogni
allo sconosciuto compagno di viaggio,
ma alla fine del tunnel trovai solo
un biglietto di ritorno e uno specchio.

Ho riempito di nuovo la cartella.

venerdì 23 marzo 2012

Così, in equilibrio

un passo dopo l’altro, un piede davanti all’altro
a braccia larghe, aperte come Cristo in croce
in bilico procedo così lo sguardo fisso avanti
lungo il crinale della vita di mattoni e sassi
affilato come un rasoio ma friabile come biscotto
dietro di me il muro crolla passo dopo passo
creando una monotraccia di polvere e calcinacci
mucchietti di anni che seguono lo stesso percorso
in fila uno dopo l’altro, uno davanti all’altro
…..

in equilibrio precario, con l’abitudine degli anni
aprendo porte dopo porte, inseguendo chimere
cautamente continuo il mio instabile cammino
i pugni serrati stringono parole accartocciate
frasi, sentenze, amori tutti in fila uno dopo l’altro
ma ormai nel disordine totale confusi tra le mani
a volte incautamente mi volto e dietro me il nulla
solo i mucchietti polverosi stancamente mi seguono
non posso fermarmi, il tempo frana sotto i miei piedi
…..

la porta attende di essere aperta devo, mio malgrado
l’anima in tumulto, il cuore assente non posso esitare
il crinale della vita continua, cosa ti aspettavi, cosa speravi?
un passo dopo l’altro, un piede davanti all’altro
i pugni serrati si schiudono finalmente, liberando parole
che stanche e avvizzite si accasciano tra gli anni passati
il tempo ormai volge al termine, la meta è prossima
eppure nonostante le nebbie nascondano l’arrivo
continuo il mio procedere traballante in precario equilibrio
…..

un passo dopo l’altro, un piede davanti all’altro

mercoledì 21 marzo 2012

Vademecum del buon cinico











1)      salite su un balcone di nuvole
e da posizione privilegiata guardate
con distacco il formicaio impazzito
che si agita senza costrutto apparente

2)     carta e penna o un megafono
un buon dizionario di velenose parole
più una dose massiccia di arroganza
e disprezzo malcelato dell’ umanità

Non vi manca nulla, verrete osannati
come indiscussi vati del realismo 2.0,
sarete i guru del nuovo umanesimo
incensati e amati dal Grande Fratello.

Presenze

martedì 20 marzo 2012

...e andavo come una Locomotiva*

“Non so che viso avesse, 
neppure come si chiamava,
Con che voce parlasse, 
con quale voce poi cantava…”

Sul tavolo, dalla tovaglia di plastica antica
a quadri rossi e bianchi, un cartoccio di fave
pecorino e salame ad accompagnar il vino.
La chitarra sulla panca attendeva voci roche
dal troppo bere rosso di madre sconosciuta.
Negli occhi acquosi e persi del compagno,
seduto davanti a me, là nella cooperativa,
il racconto aveva il sibilo del mantice stanco
per tutte le speranze accese e andate in fumo
e il canto strideva come acciaio sulle rotaie.

“Ma nella fantasia ho l'immagine sua:
Gli eroi son tutti giovani e belli…”

Due tocchi del campanile della chiesa accanto
erano il mio metronomo che scandiva il tempo
ancora due accordi, un goccio di rosso veleno
e il commiato fu un bofonchiar “ciao compagno”
Ma l’Alfa era dura a morire quella sera e l’invito
non giunse inaspettato per l’ultimo grappino.
Non so come arrivai ai piedi del nostro letto
e, mentre la luce della luna filtrando tra gli scuri
disegnava sul tuo corpo un desiderio mai sopito,
abbandonai chitarra e sonno e il canto fu perfetto.

“Ma intanto corre, corre, corre la locomotiva
E sibila il vapore e sembra quasi cosa viva…”

*(grazie Guccini, ora come allora)