crepuscolare intesa tra versi e immagini.

crepuscolare intesa tra versi e immagini.

sabato 21 aprile 2012

Frattaglie, mie


sono frattaglie /quelle che scrivo
stracci di carne /quand’ero vivo
rimasti sul desco /del ristorante
di vita trascorsa /senza badante

scrivi m'han detto /che ti fa bene
è propedeutico /conforta le pene
così sbarazzi /le scorie indecenti
delle bugie /incastrate tra i denti

Il resto è sepolto
sotto vecchie cicatrici
mai asciugate.

frattaglie

Pezzo per pezzo
impresse nel bianco
ne fo poesia.

come sindone blasfema

venerdì 20 aprile 2012

Solitudine, sottovoce











È gelida paura
che sale dal ventre,
si aggrappa allo sterno
e bussa al cuore
poi,
precipita nell’anima.

“c’era una volta
un piccolo naviglio…”

Nenia, filastrocca,
ancora soccorri la notte
quando gli occhi
scalano pareti in silenzio
e la solitudine del buio
ha il volto e la dimensione
di un ricordo, di un’assenza.

[sottovoce]

giovedì 19 aprile 2012

Se il piatto piange, la sporta non ride


Amara ironia che m’assale alla finestra
quando vedo passeggiare avvinghiati
sprezzanti maestri e deliranti parolai
giullari stentorei di farisaiche panacee,
mezzi pugni chiusi seguaci di Popper.

Forza, che il filetto scarseggia e l’ultimo ipod è introvabile!
Metto in stand-by la finestra, paletti d’acciaio alle imposte,
indosso jeans dagli occhi a mandorla color blu globalizzato
esco calzando scarpe gommate di bestemmia ecologica.

Passo infastidito tra una selva di mani tese color mattone
le supero, sorridendo a mezza bocca bugie invereconde.
La dignità scarseggia sui banchi del supermercato della vita
non basta la pomice per togliere le incrostazioni del passato.

Ho comprato una boccata d’illusoria libertà razionata
dal calendario della sopravvivenza, torno alla postazione
lampeggiante di lumino rosso, riapro la finestra , vomito.
Il Carro de’ Tespi è ancora lì, la tragica farsa continua.

Sul palco il piatto piange, ma la sporta ride.

Incompiuta


Danza la sera
lunari
sensazioni
di promessa
poesia.

Là, dove
l’orizzonte
disperso
annega
nell’ultima
onda,
la penna
si perde
inciampando
tra le virgole
di un’incompiuta.

Lo stridio
del gabbiano
annuncia
la notte
improvvisa.

La mente
resetta,
il buio
la inghiotte.

martedì 17 aprile 2012

Piramidelirio



[nel sottosopra di foglie arrugginite
crocchianti come chiacchiere di carnevale
stagioni pazienti, ingegnose formiche,
hanno impilato grigie pietre vulcaniche]

Riposo.
Lo sguardo attraversa il sudario,
occhi atterriti rincorrono fiammelle 
forano il buio, invocano luce.

Immobile.
Rovisto pensieri sepolti da foglie,
scricchiolii alterano l’incedere
ordinato di scarabei dorati.

Come Faraone.
Attendo il crollo delle stagioni
in un divenire senza tempo
sospeso tra il sogno e l’urlo dell’incubo.

Nella piramide.
Con afone parole bestemmio la morte
l’eco claustrofobico lacera il velo
come dardo blasfemo rivolto al cielo.

Deliro.






domenica 15 aprile 2012

Dolceamaro


Dolceamaro è questo tempo
che vorrebbe da te saggezza,
ma tu sei oltre, nel riverbero
lunare che incanta e scioglie
le asprezze di anni ghiacciati.

Nella fornace delle promesse
cuoce a fuoco lento la canizie
soma onerosa per un mondo
che inganna l’età cinicamente
mistificando buone intenzioni
e barattando il fiele col vento.

Così t’offrono giorni fotocopia,
bianco/nero, chiazze di toner,
farisaiche morali pret-à-porter
squallidi bis d’avanspettacolo.

sabato 14 aprile 2012

Vieni, ti porto via


[innaffio le rose
con acqua di mare,
colorati anemoni
spinosi come ricci
che bucano il cuore]

-vieni-

Ancora ti trattiene
il sospiro di primavera?
Non temere, c’è bonaccia.
Il vento spaura al tramonto
vedrai sarà lieve il viaggio,
ti cullerò sino all’approdo.

Profuma di mare
-la rosa-
sul tuo cuscino,
stasera.

Vieni, ti porto via.