crepuscolare intesa tra versi e immagini.

crepuscolare intesa tra versi e immagini.

martedì 9 aprile 2013

El tram che menava a la Bicocca


Dedicata a Enzo Jannacci

Scusami Enzo se sono in ritardo
ma il tram non arrivava mai,
perdonerai, ne son sicuro
il mio milanese dimenticato
ci provo “l’istess” come dicevi tu.

“per mi el quater l’è fa inscì
un Gambadelegn di temp indrè
cunt i roeudd de tolla sbusà”

Ora che un altro pezzo della Milano
che ho nel cuore se n’è andato
che piano piano l’orizzonte sfuma,
anche il piccolo viaggio in tram
“ciapà de cursa in Viale Zara”
s’allontana nei ricordi di periferia,
lascia il posto a un dolore pungente.

Una nuvola di spine laggiù sui prati
-nel verde scolorito dalla nebbia-
è cresciuta adesso e fa male al cuore
la nostalgia di un’età lasciata in fretta.

Scusami Enzo sono sempre in ritardo
era così anche allora quando il quattro
sferragliava sotto casa e la “morosa”
mi aspettava indispettita alla fermata.

E “si andava in campuréla” alla Bicocca
io avevo “ i scarp del tenis” e i jeans
comprati usati alla "Fiera di Senigallia”
e si cantava “Una fetta di limone”…

..è aspro quel ricordo senza di te.

Franco e il geco nella scatolina di latta


(Franco non dormiva
le persiane erano chiuse
Franco non dormiva
il buio lo circondava)

Era l’amico notturno
-un piccolo geco di casa-
aveva grandi occhi schiusi
d’alieno angelo custode.

Franco sognava l’azzurro
abbracciava il rosso cinabro
la scatolina di latta smaltata
era garitta di sentinella.

La notte è casa per i gechi
nei loro bunker smaltati
guardiani di sogni bambini
divorano le ubbie dei grandi.

Franco ad occhi aperti
-cuore di piccolo geco-
nel rosso cinabro di latta
conserva l’azzurro cielo.

lunedì 8 aprile 2013

Pulizie di primavera


Come un ninnolo
un soprammobile
un po’ démodé
specchio fedele
della vita volubile
non trovo posto.

E tu che sorridi
della mia innata  
irrequietezza
spolverami l’anima
lucidami il cuore
e dammi la pace.

Dove mi metti?


domenica 7 aprile 2013

Se avessi fiato suonerei l'armonica


Se avessi ancora fiato
suonerei per te l’armonica
-quella piccola Hohner-
Insolita, di plastica gialla
scandiva note argentine
era l’età che allora cantava.

Se avessi ancora fiato
ti scriverei parole in tutù
-étoile di falsa organza-
Scarpette gialle al debutto
nell'inattesa pièce d’autore
“la resurrezione del cigno”.

Se avessi ancora fiato
suonerei un valzer musette
-allegra danza nel cielo-
La mia nuvola intristita
lascerebbe al vento la rotta
salperei l’ancora dei sogni.

Basterebbe un po’ di fiato.

venerdì 5 aprile 2013

Raccontami una bugia


[nel buio il soffitto è più vicino
anche il respiro pare ingigantire
e la neve ha paura e seppellisce
sotto lenzuola complici la verità]

Non ho più niente da spartire
con un tempo che mi opprime
quel che mi restava l'ho sfiatato
rincorrendo l'ultimo tramonto.

-sogno un'offerta, un altro aire
una chance ai polmoni ansanti-

Né posso ingannare il sospetto
del dolore dietro un cancello.
Il cuore é negato dall'assenza
del tuo raccontare coraggio.

-se la verità ammutolirà il fiato
allora raccontami una bugia-

Comincia stanotte.

giovedì 4 aprile 2013

Disamore


È una lama d’acciaio, una luna piatta
la laguna stamane dopo l’ultima bora.
Non mi piace il sorriso che ripropone
specchio ipocrita di un’anima inquieta.

(riflette lassù un airone rosso in volo
grida e pare un lamento d’amore)

Non ho più l’accento, l’aire necessario
per costringere il mio cuore al canto,
i pensieri sono barchette di cellophane
che affondano pieni di rime inespresse.

(no, non è un airone è un gabbiano
stride rabbia per la sua goffaggine)

D'altronde come potrei volare ancora
l’azzurro oggi pare un sudario antico,
la mente rapita dall'inganno del nulla
rifiuta il più piccolo appiglio, una nota.

(no, un cormorano sazio d’avventura
distende le ali dopo l’ultima cena)

Non ho voglia di sciogliere questi dubbi
è noia, supponenza? Forse lo specchio
ha ingoiato le ultime velleità di poesia?
Scrivo per dirlo, m’aspetta nonostante.

Il disamore.

lunedì 1 aprile 2013

Formula sbagliata


Ancora una notte senza l’inganno chimico
la notte è un sacco nero di umido riciclato
l’Alka Seltzer impiastricciato sulla plastica
triste Pierrot d’una lacrimosa luna d’amore.

Indecise, restie dita, vagano tra i tasti neri
raccolgono sgorbi insensati alieni al bianco
piccoli insetti come formiche in fila indiana
s’intrecciano a malavoglia ricamando frasi.

E sono qui, filo in mano e ago nel costato
che inseguo una formula, un appiglio certo
mentre l’inganno latita maledico la chimica
invento un punto e croce di lettere insane.

Punti di sospensione rotolano sul lenzuolo
pungono le croci, algide lapidi a memoria.
Notte senza poesia, la tastiera non perdona
nell’atanor brucia un’improvvisata formula.