crepuscolare intesa tra versi e immagini.

crepuscolare intesa tra versi e immagini.

domenica 19 ottobre 2014

Non voltarti per far di conto

[ha il colore ovattato dell’Ottobre
-il ricordo è la pallina di un abaco-
non contare, l’emozione inganna
puoi sbagliare, confondere i passi]

Crocchia la ruggine delle foglie
i nostri passi hanno lasciato tracce
diseguali nel respiro, ma gemelle.

Dondolando sincroni sulle cicatrici
sorridiamo degli affanni percorsi
e perfetti complici celiamo l’abaco.

[ha sapor di confetto quell'Ottobre
-il ricordo crocchia dolce tra i denti-
nel contare l’emozione m’abbraccia
non erro, i passi sono inconfondibili]

Non voltarti, ho ritrovato l’abaco.

sabato 18 ottobre 2014

Di questo tempo acefalo

[liberati i versi senza punti e interiezioni
le dita incastrate in piccole trappole nere
inseguo formiche alate che si rincorrono
in allegra anarchia sul bianco elettronico]

Siccome non ho niente da dire allora scrivo
c’è troppo cielo attorno per serrarlo in pugno
c’è troppo mare nei miei occhi -alghe di ciglia-
c’è troppo vento per sguinzagliare la nuvola.

Con un lapis dalla punta ballerina come étoile
un block-notes dai quadretti d’azzurro sbiaditi
una gomma masticata da un tempo ignorante
un banco di marmo avvinghiato alla darsena.

Così ti dedico questi versi sghembi e scatenati
le parole in punta di labbra s’affacciano restie
ma tacciono -meretrici al soldo della fantasia-
libero il fiato gioca a nascondino tra i polmoni.

È una serenata senza capo né coda anima mia.

Figlia di un tempo acefalo.

venerdì 10 ottobre 2014

Aita! Aita!

Paese mio piccolo capolavoro della natura
-pasticciera innamorata del pan di spagna-
adagiato su un letto blu mare dolce/salato
zuppo sino al midollo di rivoli d’anarchia.

Spolverato con maestria di torri e campanili
-mille e più artefatti di malleabile cioccolata-  
irosi o sorridenti nella loro fragile pastafrolla
vivi nell'eterna compiacenza degli smemorati.

Aita! Aita!

Stupisci ciclicamente della tua innata ignavia
e stupri con famelici bocconi il dolce indebito
-maledici Giove Pluvio dimentico del rossore-
che continuamente ammanta la tua ingordigia.

Aita! Aita!

S’alzano grida, ipocrite simulacri dello scempio
insultano la mia angoscia lo sconcerto m’assale
-è un déjà-vu doloroso che fatico ad assimilare-
né mi sono di conforto le rughe di anni innevati.

Povero Paese mio, divorato da omuncoli obesi
pasticcieri ingrassati dall'oblio e acquiescenza.

Aita! Aita! Ma ormai è tardi…?

giovedì 9 ottobre 2014

Pelle di coccodrillo

Avevo ali ai piedi quando il verde colorava gli anni
cuoio e legno lasciavano orme lievi di passi ansiosi.

Avevo ali ai piedi quando il cuore sorrideva al cielo
tela e gomma sostenevano complici balzi dissennati.

Avevo ali di cemento quando l’approdo s’avvicinava
lacci e pelle misconosciuta di scarpe logore d’asfalto.

Il sole della maturità ha liquefatto l’illusione delle ali
carta velina e fantasia sono ammuffite nel canterano.
Scrivo per volare ma ai piedi ho parole immalinconite
e rido fino alle lacrime se guardo le nuove ali di pelle.

Di coccodrillo.

domenica 5 ottobre 2014

Saltando il fosso a piè pari

La mia storia è scritta sugli argini di un fosso
che scorre placido -ormai la furia è scivolata-
ora incerta su massi infidi a volte è straripata
inondando i sogni inceneriti da lunghe attese.

Vedi cara non ho mai scritto pagine di un diario
ho masticato parole come aquiloni imprendibili
affascinanti come pifferaie di leggiadre illusioni
perse tra le nuvole senza guida all'approdo certo.

Le canne ora celano le rive e i tritoni sono spariti
mille piogge hanno lavato gli argini, affogato anni
-le trappole dorate delle mie parole t’han irretito-
adesso volo appeso alla coda dell’ultimo aquilone.

sabato 13 settembre 2014

Impietosa, surreale nottata

La luna taglia a fettine la scrivania
come un pane casereccio filtrando
dalla veneziana e il riflesso sui tasti
è alibi per la mia imperizia crescente.

Un macaone color oro rulla i motori
sul bordo del bicchiere porta-matite
orrida ceramica cinese di mercatino.
Come accidenti sarà finito lì? Luna?

-tutto stasera recita il mio disagio
non scrivo righe decenti da tempo-

Le mani sono passate dallo sciopero
anarchico alla più completa dislessia
così smoccolo il poco tempo tiranno
che irride alle mie difficoltà presenti.

La risma di fogli Fabriano lì accanto
ha smesso di sperare in un amplesso
i colori sono spirati uno dopo l’altro
come i led di un computer asmatico.

Ora la falena dorata misura le pareti
apro le imposte al suo assolo regale.
Mentre litigo i tasti sogno acquerelli
per le lettere -neri insetti dispettosi-

-tutto stasera recita il mio disagio
non coloro versi, stingono nel cuore-

Impietosa, surreale nottata. Scrivo.


lunedì 8 settembre 2014

Venti di guerra e pruriti indecenti

Ho ancora qualche sogno da spendere
tenterò nel suk delle illusioni sotto casa
poi la torta nera di mirtilli al cherosene
brucerà avanzi e scorie dell’ultima cena.

Non ho seguaci che alzino i calici per me,
eppure ho portato il mio legno sulle spalle.
L’erta era coperta di felci odorose e falene
libravano, delicate étoile, sull'assito antico.

Anche stanotte l’angoscia morde,
lacerata sui rovi la pelle del poeta
sibilo odio e maledizioni al vento,
affilo vanamente pensieri venefici.
Annuso venti procellosi di guerra
-pruriti indecenti che ciclicamente
fanno la storia dell’idiozia umana-
Rullo di tamburi e pifferai magici.

Non ho seguaci che alzino i calici per me,
giovani semi ancora appesi all'ombelico.
M’è rimasto qualche sogno da spendere,
ma il suk sotto casa ha chiuso i battenti.

Notte di luna piena, stellata. Senza sogni.