crepuscolare intesa tra versi e immagini.

crepuscolare intesa tra versi e immagini.

lunedì 17 novembre 2014

Nudi

Svèstiti d’autunno
-anima stranita-
l’ultima ruggine
crocchierà poco
sotto i nostri passi.

Svèstiti d’inverno
-imbolsito cuore-
la prima neve
sarà mielato oblio
degli anni andati.

Svèstiti di pazienza
-ansioso amore-
sedurremo stagioni
da deflorare così,
senza pudore.

Nudi. Alla meta.

venerdì 14 novembre 2014

Punto e a capo

Era tempo che io e te
-mio immaginario seppur reale e straziante interlocutore-
ci incontrassimo di nuovo su questa panchina usurata
mentre la darsena chiude gli occhi al riflesso del tramonto.

Il marmo è gelido, è vero
e mentre io mi acconcio rabbrividendo i pensieri rattrappiti
tu preferisci volteggiare lassù -parentesi interrogatoria-
nell'azzurro ingrigito di questo autunno, e ascolti partecipe.

È venuto il tempo che
-dismessi abiti di nomade inadeguato di versi e quartine-
metta un punto su questa pagina sfuggita al carcere elettronico
e che definisca quel che mi attende al prossimo angolo della vita.

[Ho bruciato teorie di topi impestati tra le pagine di Camus,
ho stipato sul ballatoio monatti evasi dalla prosa manzoniana
Prevert ora ha una cartolina di Chioggia attaccata alle costole
e ho un armadio di abiti da poeta fingitore come dice Pessoa.]

Più non ti vedo, amico mio
forse la parentesi lassù s’è aperta e la difficile equazione s’è sciolta.
È stato un volo lungo un lustro e all'approdo ho sognato quando,
smesse le ali sul marmo, con la paura della solitudine t’ho inventato.

Era tempo che tu sapessi
su questa panchina nel tempo è cresciuto un gabbiano di cartapesta
dal becco fragile, sporco di parole appiccicate alle ali maldestre
implume, ironico cria di un’italica nidiata di santi, poeti e navigatori.

Punto. A capo.

giovedì 13 novembre 2014

Una manciata di stelle tra le dita

Hai borseggiato la coperta stanotte!
(così sorridi quando rubo il tepore)

Sai, ho cercato arrancando nel sogno
il conforto che m’attendeva affianco
poi la paura ha spalancato gli occhi
e senza ali il vuoto m’ha risucchiato.

Sai, m’ero abituato a quel volo cieco 
orbo di stelle e la mano ch’era persa
-innamorando il tepore stralunato-
ha sorvolato maliziosa sul tuo seno.

Non temere, nulla spera oltre il buio!
(così conforti regalandomi le tue ali)

Ho una manciata di stelle tra le dita.

sabato 8 novembre 2014

Ultimi fuochi fatui

Questa uggia che si appiccica addosso
che sopisce le voglie e sfibra i pensieri
mi sorprende immaginario viandante
tra filari di cipressi scuri e imbronciati.

Le parole sono foglie d’autunno ribelli
-pencolano appese a svernare sui rami-
e la fatica dello scrivere m’è compagna
come rintocco di campana nottambula.

Il marmo nei cimiteri avvampa qua e là
del rosso vivo di qualche impudica rosa
-sconcertato il consesso dei crisantemi-
audace mise en scene dell’ultimo verso.

Novembre. Ultimi fuochi fatui. 

lunedì 3 novembre 2014

Poesia nascosta tra sabbia e sampietrini

Hanno riparato la riva.

La sabbia che medica le ferite
spicca come pangrattato sulla teglia,
ma il caffè è spirato gelido nella tazzina.

Hanno rubato il silenzio.

Il crocchiare delle molliche rivela
l’incedere circospetto delle macchine.
Il clacson petulante dell’allarme ottunde.

Hanno rubato metà della luna.

La gatta non strazia più il suo desiderio
il gabbiano ha trovato pace d’amore sul cassero
il tordo ha scordato la chioma d’edera del poggiolo.

Hanno deflorato il sogno.

Da tempo inseguo versi -appigli su rami di cipressi insonni-
messaggi in bottiglia sopravvissuti alle gore della pigrizia,
quartine d’amore/dolore arrossate sullo specchio al mattino
appunti stropicciati di calligrafia invecchiata dal disamore.

(era nascosta poesia)

È tempo che io plachi la mia irrequietezza slegando le parole
che premono sul cuore per descrivere la paura del disincanto,
la sabbia che bruciava nell'emozione degli occhi s’è abbrumata
la mano ora accarezza i tasti riscoprendo percorsi dimenticati.

(ho divelto i sampietrini)

lunedì 27 ottobre 2014

Stringimi

(il ragno ha arruffato la tela
l’impiccato rampogna le zampe)

Stringimi quando mi vedi
-smarrito nell'inutile gioco-
immaginando il futuro
di un tempo orfano di noi.

(la luna è un taccuino di pelle
cucito con il refe dei ricordi)

Stringimi quando mi vedi
-rovistare nel tascapane-
croste del nostro passato
per i passeri della nostalgia.

(la luna è un taccuino di pelle
zeppo di cicatrici anemiche)

Stringimi quando mi vedi
-appeso a un aquilone-
celare le orme nella rena
e irridere la spuma del mare.

(il ragno ha districato la tela
l’impiccato blandisce le zampe)

Stringimi forte.

sabato 25 ottobre 2014

Madre non hai avuto tempo

C’è un piccolo legno ancorato
-blu e giallo di mare e di sole-
attende da tempo il mio peso
ma il vento non fuga la paura.

(madre non hai avuto tempo
di svelare dove finisce il mare)

Ho visto un airone a ponente
spauriva le ali color di vampa
pel rossofuoco dell’imbrunire
inseguiva a est l’amata aurora.

(madre non hai avuto tempo
di lenire le mie piaghe di sole)

Ho misurato la vita nei passi
di una preghiera dimenticata
l’indolenza di anni arroganti
acuisce il dolore del distacco.

(madre sono ancora in tempo 
per giustificare la mia ignavia?)