crepuscolare intesa tra versi e immagini.

crepuscolare intesa tra versi e immagini.

mercoledì 21 gennaio 2015

Agonia di Gennaio

È un Gennaio che fatica a morire
-abbarbicato a baffi di cielo pesto
camuffato da lampi di livido sole-
lacera di brividi la voglia di vivere.

[è un Gennaio che fatica a morire
sotto le coltri non trovo conforto]

Fatico a scrivere un verso sereno
l’anima ghiaccia al fiatar dell’odio
e non v’è traccia di fiori di campo
sul seno inaridito della tolleranza.

[è un Gennaio che fatica a morire
e sogno terre promesse e palmizi]

Che senso avrebbe cercare tepore
là dove la terra è brulicar di croci?
Gli aedi hanno cantato vanamente
storie d’uomini ciechi e arroganti.

[forse due passi con te sulla luna
mano nella mano sarebbero cura]

giovedì 15 gennaio 2015

Prologo

Mentre camminavo sulla luna
ti ho vista avvolta nella nebbia
anelavi azzurro per il mantello
bussai alla vetrina dell’infinito.

Prego?
-due etti d’azzurro
senza un filo di grigio-

[ho un credito illimitato
al grande supermercato
delle buone intenzioni
pago con la carta fasulla
che la vita m’ha donato]

Prego?
-due etti d’azzurro
senza un filo di grigio-

Un cielo a fettine come ali di falena
è quel che manca al desco della vita
incartato a dovere nella mia poesia
sarà manto da cucire con ago e refe.

Senza un filo di grigio, ovviamente.

sabato 10 gennaio 2015

Ho immaginato (fantasie leviatane)

Noi, passeggeri delle terre di mezzo
poeti chimerici dalle rime stralunate
architetti senza riga e filo di piombo
viviamo schiacciati tra cielo e terra.

Ho questi versi inchiodati nella mente
-mentre apro le imposte svelo l’arcano
di questa notte passata senza ricordo-
annullata dal buio di un sonno coatto.

Notte impiombata, senza alcun sogno
eppure viva, palpitante m’ha respirato.
Ho partorito un mattino senza sangue
melanconica copia d’una tela di Durer.

Noi, viaggiatori precari senza licenza
grassatori a mano armata della vita
scalpellini consumati di lapidi ignote
saremo divorati dalla nostra ignavia.

Ho spuntato la matita battendo i tasti
-quanti scarabocchi incisi nella mente-
Fantasie ricorrenti dell’anima inquieta
che cerca rifugio dai mostri leviatani.

Ho immaginato.


lunedì 5 gennaio 2015

1965-2015 Rame, efelidi, pelle di luna e cinabro

1965- li conoscevo bene-

Rame, timide efelidi,
pelle di luna e cinabro
mille e più sfumature
soffocavano il grigio.

Riflesse in quei vetri
di liquido ambrato
-ciglia ammiccanti-
maliziose banconiere.

Della latteria ansante
in quel Luglio torrido
erano cornice esplosiva
di colori alla Van Gogh.

-sì li conoscevo bene-

Un brindisi provocatorio
lui sparì, poi riapparve.
Un mese lacerò il grigio
coi colori di nuova vita.

Lei inchiodò nelle pupille
per lui i colori dell’amore
e i riflessi arsero i timori
-fuochi di luce d’Agosto-

2015- li conosco bene-

E ancora sono qui, appesi
al rimmel che sfuma lento
alle labbra che raccontano
stupite dei colori d’allora.

Gli occhi rivolti al mare, sì!
Nella laguna riflessi rame
e pelle di luna e cinabro
mentre le efelidi scolorano.

Timido intercalare del tempo
declinare dieci lustri d’amore.






sabato 29 novembre 2014

A pochi versi dalla meta

Ho provato sai -te l’avevo promesso-
ma il buio che sopraggiunse inatteso
rese orba l’anima, ghiacciato il cuore
svuotò la mente di lune, albe e stelle.

Finisce qui questo libro di pochi versi
sofferti e poche rime, spesso lacerate.

[Ora che nocche illividite son serrate
celando l’incipit della storia che sarà
saprò scordare i versi immalinconiti
quando scriverò col sorriso dell’età?]

Mille non più mille note d’uno spartito
-era un refrain tra noi una scommessa-
mille poesie per chiudere un lustro poi
millanta parole per scrivere una storia.

Come un maratoneta bolso, senza fiato
a pochi versi dalla meta mi son fermato.

In attesa che le nocche liberino l’incipit.

lunedì 24 novembre 2014

Se chiudo gli occhi la giostra riparte

[ho sputato anni e anni in otri di versi
risuolato l’anima estenuata da incipit
indossato quartine mille volte rigirate
rattoppato poesie senza pezze né refe]

Nascosto tra le righe, rovistando.

L’illusione aveva la misura di un sogno
-pareti sfuggenti su un piano inclinato-
le mani afferravano nuvole passeggere
e cavalcavo la giostra del tempo rapito.

Il fascinoso tornare ad inseguire Crono
-vorrei morderti la coda, lepre fasulla-
è irresistibile esca per me bolso levriere
che apre gli occhi ancora fermo al palo.

Chiudo gli occhi, si riparte.


domenica 23 novembre 2014

Odio e amianto -statuine di fango- il presepe affonda

È l’ultima pagina di un volo parolaio durato un lustro
ho comprato cinque candeline bianche a strisce rosse
che paiono insegne dei barbieri newyorchesi anni ’30.

Muore il sorriso, quasi zucchero a velo sul cioccolato,
nell'incontrar gli occhi di chi in questo lustro ha riarso
la pelle piagandola al sole e al sale marino sui barconi.

Mentre insegui il lampo di una umana comprensione,
le schegge di una paura atavica che straziano le ciglia
ricamano di sangue il bianco porcellana dello sguardo.

Dai il posto alla giovane di colore col piccolo nel fagotto
è un sussurro tra le perle quel “grazie” mal pronunciato
tra lo sguardo diffidente di chi strige a sé il seno rifatto.

“Buonista di merda” è il sibilo eufemismo che rimbalza
rigando di venefico colore i finestrini di questa tradotta,
affogando lo sconforto di chi coglie il ciglio del burrone.

È l’ultimo strato di un paese “tiramisu” zuppo di livore.