crepuscolare intesa tra versi e immagini.

crepuscolare intesa tra versi e immagini.

martedì 10 febbraio 2015

Ascolta, brucia

Ascolta, brucia.

È un crepitare assordante d’anime
-fascine stagionate di odio antico-
e l’acre fumigare soffoca il cuore.

A est il sole nasce e non vede luce
-la bussola della ragione è sbadata-
l’oriente è sepolto senza una croce.

Ascolta, canta.

Improvvisa resipiscenza dei cantori
-la pièce dell’ipocrisia è alla ribalta-
a ponente la speranza è senza voce.

Stona oramai questo canto asfittico
-la coscienza come ascia riesumata-
senza fiato il sibilare non ha ascolto.

Acro di fiele il fumo, angustia la gola
-i falò hanno camini di orrida storia-
piaga il sapore di metallo che uccide.

Ascolta, sanguina.

domenica 8 febbraio 2015

Sono solo attimi

Ci sono momenti in cui la chiarezza
di pensiero è tale nel petto da far male.
L’alternare ambio dei passi sulla riva
frantuma in mille coriandoli di luce
la luna svogliata che si burla del canale.
Non ho voglia di caffè. Non stasera.

Respingo le lusinghe ruffiane del bar  
il cenno del capo sorride al pescatore.
L’ultimo peschereccio rientra, accosta
e la piccola frotta di gabbiani disillusi
si accomiata straziando il palco lunare.
Il motore affaticato ansimerà per ore.

È un attimo.

Il tempo si è fermato sullo spigolo del cuore
è in bilico lo so e il pensiero non lo soccorre
e le tessere del puzzle sparigliate dai riflessi
perderanno il mio profilo danzando la luna.

È in quest’attimo di malinconica atarassia
che misuro il vuoto che avrei al mio fianco.
La notte così spietata nella sua trasparenza
mi racconta di un domani senza te accanto.

Ma è solo un attimo. 

mercoledì 4 febbraio 2015

No, non mi arrendo

Erano piombo colato le parole
di questo sapeva la carta del giornale.

Erano panini figli del dopoguerra
di questo sapeva l’impronta del salame.

Erano scarpe di gomma bastarda
di questo sapevano i salti sul linoleum.

Erano mattoni e gessetto sul muro
di questo sapeva il campetto di calcio.

Ed erano frutti di bosco d’acerbo sole
il gusto dei baci rubati a gote porporine.

Sì, ricordi. Ancora e ancora ne parlerei
-a te che il forno d’acciaio del progresso
ha tolto il gusto mortificandoti le scelte-
con una password il desco del fast-food
ha incartato di vento il sapore della vita. 

No, non mi arrendo all'afasia del palato. 

lunedì 2 febbraio 2015

Adagio adagio (che non si svegli il silenzio)

Adagio. A passi felpati.

[sono entrato senza bussare nel tuo cuore
le spine di antichi amori con passo felpato
-ho costretto celando il ricordo del dolore-
nel pugno che stringeva rose rosse di rovo]

Forte. A lingua sciolta.

Forse fu un azzardo quella mia spregiudicatezza
ma il cuore batteva un ritmo ancora sconosciuto
sicuro, il tuo sorriso celava un sì di timide ciglia
e il racconto ebbe un prologo di promessa poesia.

Sì, cinquanta anni fa ho inciso l’incipit nell’anima
di questa lirica ho conservato omissis e correzioni
e la chiusa -ancora tutta da scrivere- è nel silenzio
che coccola mille parole appese alle nostre labbra.

Adagio. Ho intinto la penna.

[e ora sono qui, rannicchiato tra le tue ciglia
-rapì la mia blusa da marinaio il tuo cuore-
erano anni spudorati quelli, di roseo futuro
ancora stringo in mano le rose del domani]

Forte. Accarezzo il silenzio.

giovedì 29 gennaio 2015

Ho fatto pace con Dio

 [oh no, non è un armistizio,
sai non v’è stata mai guerra
-sì avevo ipotecato il cuore-
e celavo l’anima agli occhi]

Dicono che i vecchi sognino riparo
tra marmi, santini e moccoli accesi.
Sarà certezza senile o fede redenta
quel gesto d’acqua sparso sulle dita?

Pagata l’ipoteca, ho intascato la vita
e ora ogni alba è laica lode alla sorte
-forse lo scaccino non m’incontrerà-
se al crepuscolo cerco Dio nella calle.

[ancora ho nel cuore il passo
-della paura, dell’ignoto cielo-
è bastato l’attimo oltre la vita
e gli occhi hanno visto il vero]

Ho fatto pace con Dio.


martedì 27 gennaio 2015

Giornata della Memoria.wmv

Spine della memoria

appese al recinto di filo spinato brandelli di carne
come ombre dimenticate da Dio reclamano un perché
nel campo carri bestiame vomitano nella polvere
nuove vittime sacrificali da incenerire sull’ara dell’odio

salgono al cielo disperdendosi nell’acre odore di fumo
urla e simulacri di parole come bestemmie di dolore
canti di bimbi che perforano le coscienze dei giusti
e sguardi spenti di vecchi che recitano rassegnazione

da stracci e mucchietti d’ossa rannicchiati tra la polvere
s’alzano nenie alienanti di madri dai seni rinsecchiti
-mentre allattano straziate un fiore nato già morto-
lacrime di un sangue odiato come la corona di Cristo