crepuscolare intesa tra versi e immagini.

crepuscolare intesa tra versi e immagini.

domenica 29 marzo 2015

vanessa: T'ho vissuto così -sulla mia pelle-

vanessa: T'ho vissuto così -sulla mia pelle-: Liberavo l’istinto pur se m’aprivo al sogno e le toppe sui ginocchi e i graffi dell’anima poi a primavera sul prato davanti a scuola ...

vanessa: Figlio d'edera -senza fretta-

vanessa: Figlio d'edera -senza fretta-: È una bugia avvelenata sulla punta della lingua -come crescono in fretta le bacche rosse dei rovi- Non ha fretta di crescere inve...

mercoledì 11 marzo 2015

1000. L’ultima falena -fragile porporina-

È grigio stamane -dovrei dolermene-
ma il sole di Marzo è illusoria esca
bugiardo marinaio di stantie parole
d’angiporto -assonnato e irriverente-

La calle è sospesa -la cuna di canapo-
un silenzio ovattato stranisce le attese
e ogni rigurgito d’ansia e di memoria
rimane domanda irrisolta allo sterno.

Attendo il guizzo d’argento nel canale
-liquido acciaio, bigio come i pensieri-
lo specchio affumicato si concede, ma
rimbalzano le mie irresolutezze -paure-

Mille falene sfuggite al retino disperso
hanno deflorato di porporina -oh, etere-
il bianco asettico del foglio elettronico.
Mille Salomè -storie discinte senza veli-

Ritardataria rincorro -l’ultima poesia-
che adescata dalle lusinghe del canale
si bea delle ali -fragili specchi colorati-
gode della bellezza d’un giorno in fieri.

Stolta -penso- se non vedrai il domani
a cosa servirà la tua fragile porporina?

[il retino rimasto appeso -là sul costato-
sorride tra la fionda e un raggio di sole]

È grigio stamane -dovrei dolermene-

lunedì 9 marzo 2015

(-2) Mi sei dentro, è inevitabile

In ogni piega, in ogni respiro. Io e te.
Tu sei me, simbiosi univoca, perfetta
non puoi/non ci possiamo ingannare.

E parliamo con una voce sola, io e te
e poi ci stupiamo, ipocriti per amore.
E poi scrivo, e sei il mio foglio bianco
io la tua pagina dove scrivi la mia vita.

-mi sei dentro-

Fosse l’ultimo afflato -l’ultimo io e te-
l’ultimo verso di questa cattiva poesia,
l’ultimo -ti amo- scritto con il pudore,
la consapevolezza dei battiti del cuore.

Anche se il blu del mare stingerà le ali
e l’aquilone non avrà il vento a favore
l’ultimo volo sarà un assolo a due voci.

                                    -è inevitabile- 

domenica 8 marzo 2015

(-3) Padre dimmi della paura

Perché tu possa capire mio caro padre
che quel che m’uccide è solo il cruccio
di un volo zoppo -senza ala compagna-
è la paura che il coraggio prenda l’aire.

-nel sogno la luna si camuffa da sole-

Il sole disegna una griglia sul soffitto
e lame di luce giallo sporco scrostano
il verde ammuffito, ancestrale ricordo
del bar enfaticamente chiamato “Zip”

Tu mi guardi con occhi di liquido cielo
io tremo a che il racconto prenda corpo
il cartoccio del panino suda olio stantio
e un moscone decide un menu vegano.

La scena ha un che di surreale letterario
la strada nero bitume che asfalta le gole
e il bar rifugio di una controra assassina
non fosse che stringo lenzuola sudaticce.

-rotola timoroso un cucciolo, nel sogno-

Tu sai, conosci il disegno, perché il sogno
è spesso cabala crudele per chi ci crede o
scarabocchio d’alea nell'anima per il cieco
che gioca, mentre rampogni la mia paura.

-ulula lacrime d’uomo, tra i versi-

venerdì 6 marzo 2015

(-4) Quel raggio di sole appeso

Quel raggio di sole appeso all'ingiù  
tra la fionda e la retina per le falene
-celato tra le costole- è una canzone
una filastrocca che tormenta la sera.

Fa capolino -occhieggia nell'attesa-
vuol uscire, sanare il cielo graffiato
sorridere alle promesse mantenute.
Perché quel velo di tristezza allora?

La fionda senza il sasso a che serve?
Farfalle ne presi a mani nude allora
-porporina iridescente colora le dita-
servirà la retina per catturare versi?

La fionda, la retina -il raggio di sole-
là finiscono i ricordi. I sogni. Forse.

giovedì 5 marzo 2015

(-5) Passando da Nostradamus a il Pendolo

Ora che a poco a poco il traguardo s’avvicina
riconosco profumi e colori che mi paiono gemelli,
simbiotici padrini della nostra lunga storia.
E così le rocce di tufo su cui crescono i capperi
le olive -gocce di sapere e sapore antico- del Salento
e l’Egeo che t’ha depositato come rara conchiglia.

Si fondono ricordi cittadini di periferia milanese,
di un fiume malato che bruciava le sue sponde
l’allegra leggerezza di piccoli artigiani della fantasia
tra capanne di rovi e battaglie con la cerbottana.
Radici, respiri diversi, magicamente spiaggiati
e magicamente fusi in un’anima, una poesia sola.

Mille e non più Mille poesie sono una promessa
un furto di tempo per scrivere una scommessa.

Questo count-down è arbitro del mio futuro
-se cesserò di scrivere per ricominciare a scrivere-
avrò ancora cielo per raccontarne l’armonia?