crepuscolare intesa tra versi e immagini.

crepuscolare intesa tra versi e immagini.

lunedì 24 agosto 2015

Un uomo? (tutte quelle volte)

Per tutti quei passi di ieri
sull'asfalto di periferia
che hanno segnato le orme
che oggi lascio sulla rena.

Per tutti quegli amori uccisi
nelle ore dei giovani aquiloni
e per quelli feriti dall'Ego
dimentico della sua costola.

*****
Sei metà uomo e metà donna
stesso impasto -idem sentire-
le cicatrici dolgono eguali.
La sensibilità non ha prezzo
il dolore incontrato nella vita
ti ha insegnato ciò che vale.

Per quelle volte che ho scritto
dell’amore passato -vissuto-
negando l’incognito -in attesa-
Sorprendono nuove emozioni
di inaspettati aquiloni fuggitivi
cerco il filo rubato dal tempo.

Un uomo? Tutte quelle volte.

domenica 23 agosto 2015

Odio questi miei versi

Odio questi miei versi aridi -ingabbiati-
costretti tra una vecchiaia incipiente
e una spensieratezza di cuore bambino.

Una tenaglia che serra le ali della libertà
della spontaneità -del mio raccontar poesia-
ho perso l’incipit e il suo respiro è sospeso.

Scrivo odiando questo mondo che non vivo
protetto -chiuso nel bozzolo della repulsa-
parlo d’amore di ricordi appeso a un foglio.  

Odio questi miei versi ingabbiati dall'ansia
dalla sfida al tempo che fugge -silente ladro-
dall'inganno di questo placebo ammiccante.

Sì, odio questi miei versi.

venerdì 21 agosto 2015

Troppo sole (estate inquieta)

[sul crinale dell’inquietudine
ho concitato passi maldestri
-è spartiacque il mio respiro-
acrobata su un cielo a metà]

Ho provato a volare credimi
ma troppo sole -troppa luce-
hanno sbiadito l’arcobaleno
e il ricordo dell’azzurro tace.

Non ha senso il volo oramai
senza il seguir dei tuoi occhi
-ora ho ali come segnalibro-
appese a pagine mai scritte.

E non conosco il braille.

sabato 8 agosto 2015

Il canto del cigno (che si credeva usignolo)

(non avevo il collo sinuoso dell’airone
né la voce gorgheggiante dell’usignolo
ma l’arrogante nitore della mia divisa
scagionava la mistificazione all'anima)

Ma cantai.

Pinneggiavo la mia bellezza nello stagno
-l’acqua indolente accarezzava gli umori-
nel maleodorante regno di lucci affamati
pigre moltitudini di boccaloni genuflessi.

Così nella mia colpevole e totale alterigia
concionavo l’indifferenza di rane e girini
l’acqua marciva mentre i creduloni in fila
-pinne adoranti- seguivano l’astuto luccio.

Fu un bel discorso ma l’applauso non sortì
la voce uscì dal becco urticante e sgraziata
il luccio sfacciatamente divorò i boccaloni
con arroganza cantai di me quasi usignolo.

Fu l’ultimo canto, il luccio non abboccò.





venerdì 31 luglio 2015

Trai mezzi toni del grigio e del seppia

Tra i mezzi toni del grigio e del seppia
nei chiaroscuri delle ombre contrastate
dalla patina ormai consunta della carta
riaffiorano ricordi e dolore mai chetato.

(ci fosse stato tempo)

T’avrei chiesto in prestito il tuo sorriso
e quel buonumore che tutto contagiava
quella tua voglia di vita contro la morte
che non mentiva anni di fatica e trincea.

(per un alito di vento)

Tra i mezzi toni del grigio e dei seppia
nei giochi di luce e nei riflessi argentati
io e te nell'attimo di un clic assordante
foto ricordo di un viaggio mai concluso.

(sulle vele rattoppate)

T’avrei chiesto le domande e le risposte
-troppo vicino era il tempo tra noi due-
eri un fratello un padre forse il gemello
di quell'incauto che al largo annaspava.


E adesso?

voglio un dopobarba al sapor di gelsomino
una bambola di pezza dal sorriso birichino
il cero acceso al Santo per una processione
che affumichi i versi di questa mia canzone

Non adesso. Non ora.

non è ancora il momento di giocar la sorte
né di irridere il cuore per chiudere le porte
sto scrivendo in rima versi che misconosco
non trovo gelsomini nel rovo di sottobosco

Non adesso. Per ora.

voglio divertire un’anima che so irrequieta
non dice una parola e l’aurora non la cheta
cocciuta risoluta rifugge ogni mio sostegno
ho un ramo di pruno farò un cuore di legno

E adesso? Ora.

voglio i tuoi occhi divertirsi su questo foglio
cercarne un senso è trovare un quadrifoglio
nel cielo sempreverde di chi ama l’emozione
per sorridere alla vita cantando una canzone

Adesso canta.


lunedì 27 luglio 2015

Tu a poco a poco

Misurare a passi rapidi
il buio del corridoio poi
scoprire che nel respiro
è rimasta dentro paura.

(a poco a poco)

Elitre -zoppo elicottero-
così mulinavo le gambe
era un tunnel nei sogni
l’impietosa adolescenza.

(tutto d’un fiato)

Ho visto l’orrido infine
-acne abusata da Crono-
Ho spiato i lai del cuore
era asincronia della vita.

(angosciosa apnea)

Misurare circospezione
è quasi pane quotidiano
-ti ascolto sei la sinapsi-
mia sincronica armonia.

Tu, a poco a poco.