crepuscolare intesa tra versi e immagini.

crepuscolare intesa tra versi e immagini.

martedì 1 dicembre 2015

Volevo scriverti una poesia (luci e ombre)

Volevo scriverti una poesia stanotte, ma stolto
-ho baloccato il tempo inseguendo una farfalla-
Lei infiltrata chissà come tra gli scuri socchiusi
io perso in un infantile svago di luci e di ombre.

Volevo pittarti coi versi iridati delle sue ali, ma
-la porporina s’è stranita in volo e il refolo ride-
La tela è pelle in controluce, ora l’ombra è rena
gioco nel sogno e dipingo falene come tatuaggi.

Volevo scriverti una poesia, ma tu sei volata via
il sole uccide i sogni all'alba e la rena si sfarina.

*immagine da web

sabato 28 novembre 2015

Svicoli d'anima

Lo svicolo è quel sito dell’anima amica
dove il cuore spaurito spesso si rifugia
è la coperta calda nella notte innevata
dove l’abbraccio della madre rassicura.

Svicoli quei spigoli che m’hanno velato
che spesso ho affittato a prezzi di saldo
riparandomi così dagli insulti della vita
mentre l’anima ingorda esigeva la retta.

Forse gioco lessicale, una provocazione
-un sondare amori e dolori sottotraccia-
spogliarsi di orpelli e timori dell’ignoto
abusando d’ogni angolo buio e riparato.

Fin qui t’ho raccontato -di me il ritratto-
ma quante volte dovrò svicolare ancora
per non cedere alle tue tenere trappole?
L’anima è colma, non v’è spazio alcuno.

Necessito nuovi svicoli, un’anima nuova.

Per non svicolare ancora.


venerdì 27 novembre 2015

Guardo fuori -la vita è una pazza fola-

[oplà Mangiafuoco s’incendia sull'assito
“telone” -reclama- ma il gatto s’è sparito
la volpe è senza l’uva nonostante il salto
la fola scolora nell'acqua color basalto]

*****
Tu che appoggiato al finestrino
vedi riflesso nella laguna il viso assopito
della compagna accucciata accanto e che dalla vita
ha avuto come pegno solo cambiali di tempo mai vissuto.

Tu che pensi lo scrivere sia vano
mentre bestemmi i sobbalzi della corriera
ricordi d’un tratto che la Signora vi ha visto guerrieri
vincere insieme il dolore col sorriso ogni dì più sfrontato.

Tu che hai annebbiato il finestrino
che fingi siano condensa quelle gocce tra le ciglia
tu che hai parole inespresse -falsa anarchia- sulle dita
ricordi a ogni pietra quale amore ci sia in quel viso assopito.

*****
[piove sul carro ora lo spettacolo è finito
aironi e gabbiani -pubblico senza invito-
non levano in volo e straniscono l’elogio
laguna e Mangiafuoco eran sortilegio?]

Guardo fuori, ma piove dentro.




lunedì 23 novembre 2015

Profumo

Oggi basta uno straccetto di nuvola
-occhieggia come audace minigonna-
che gioca e circuisce un timido sole
ed ecco arrivare il profumo del pane
che avvince e addolcisce il salmastro.

Ho poco tempo per decidere la rotta
quale scia seguire, poi la nave salperà.
Profumo. Profumo di donna -ricordo-
quel ticchettare ritmato sul selciato,
il seno affannoso che insegue il passo.

Le nuvole si diradano e un cereo sole
s’affaccia con il pudore di una vergine
scopertasi attrice di un gioco ardito.
Affretto il passo -ho comprato il pane-
la nave salpa indifferente ai desideri.

Lascio alle spalle questa confusione
questo pot-pourri di profumi -ricordo-
“Venezia, andata e ritorno. Grazie”
Sul ponte guardo sfrontato l’orizzonte
respiro il mare, la scia. Non mi volto.

Il mare -stanotte- è tutt'altro profumo



sabato 21 novembre 2015

Quanti gradini hanno le scale del cielo?

Ma quanti gradini hanno le scale del cielo?
Guardo il soffitto e l’azzurro sbianca l’intonaco 
lo stanzone è scrostato come l’anima che urla.

Non c’è dolore compagno allo strazio del cuore
gemello alla contezza che quando tutto finirà
dovrò salire quella scala mozza fiato -ne avrò?-

Ma quanti gradini hanno le scale del cielo!
Ho perso il conto mentre abbraccio i tuoi occhi
stanotte il tuo respiro -la tua tenerezza- è il mio.

Piove -acqua su acqua- il sogno scivola piano
e dondola beffardo sul canale, mi canzona.
Non ho stivali acconci per salire quei gradini.

Sorridi, contarli è esercizio inutile. Non ora.


Questi miei anni tra quiete e soprassalto al cuore

È arduo raccontar la quiete di questi miei anni
è arduo scovarne il tremolio, il tenero affanno
e seppure ora sia tempo di ormeggiare il legno
all'orizzonte l’approdo non sarà fata Morgana.

Potrei evitar la conta, ma l’eco ancora m’assale
l’eco di quei dolori sepolti dall'ignavia al cuore
potrei, ma non sarebbe sincero il mio racconto
e tu volgeresti altrove i tuoi occhi per l’inganno.

Vorrei la poesia che buca l’anima che emoziona
poesia che graffia ma solo se ne abbracci i versi
l’angustia muore, t’apri al sorriso e illudi Crono  
mentre vesti di quiete l’amore che vai scrivendo.

“Questi miei anni agili ninfee
ballerine sospese sulle punte
étoile provette di passi arditi
dispensatrici di labile quiete.”

Sino al prossimo soprassalto al cuore.

*immagine da web

domenica 15 novembre 2015

Il ruzzolo delle nuvole

[e poi le nuvole ruzzolarono
lo scoppio atterrì le garzette
così livido m’apparve il cielo]

Sui vetri riflessi rosso sangue
un’emozione che serra la gola.

[la televisione urla la morte
il vento che passa indolente
racconta dell’odio assassino]

Se le nuvole tacessero il piombo
potrei scrivere ancora della vita.

[e poi le nuvole annichilirono
il pianto piovve irrefrenabile
del ruzzolo s’imprecò il dolore]

L’alba allinea petali sulla strada
vittime ignare di una icona folle.