crepuscolare intesa tra versi e immagini.

crepuscolare intesa tra versi e immagini.

lunedì 15 agosto 2016

Forse sì, forse è così

Sì, forse la magia della notte delle stelle cadenti,
seppure non abbia mitigato con il suo spettacolo
il dolore e lo sconcerto per un sorriso interrotto,
ha senz’altro chiarito quale avido cielo aspettarsi
d’ora in avanti. Ognuno in cerca di una sua stella
da catturare, imprigionare nella scatoletta d’osso
incurante se il cuore protesta il suo spazio rubato.

Convinto delle sue certezze acquisite o espropriate
non si cura delle sofferenze altrui e -pronto, abile-
nel catturare errori o dimenticanze, non perdona.
Io che non ho l’abecedario celeste non leggo l’oltre
e che a poco a poco dissecco la fonte dei miei versi,
mi ritiro come paguro attonito nel carapace rubato.
Non più sorrisi oramai, solo distratta indifferenza.

Inutile esercizio flagellare l’anima interrogandosi,
quando hai la coscienza di aver stretto la tua stella
e non averla saputo custodire nella teca di cristallo.
Gli errori sono figli di supponenza, di superficialità
e non vale più d’un soldo bucato dar loro cognome
le stagioni incalzano non si curano dei tuoi patemi.
Sarà perché spesso si è distratti nel misurar la vita?

Sì, forse è così. Ma non basta. 


giovedì 11 agosto 2016

La mia notte di San Lorenzo

Dal mio spicchio di cielo
due stelle e una falce di luna
attendono.
Due punti in una parentesi tonda
sulla tastiera della volta celeste,
basterebbe digitare.
Sarebbe semplice e forse lo è
in un mondo che non ha parole.
Ma ho dita rattrappite dal gelo
di un Agosto matrigno,
e i tasti sono così lontani…
Lascia stare Franco,
è la notte di San Lorenzo
esprimi un desiderio.

-due punti in una parentesi tonda-
e il sorriso rimasto incompiuto
tra le stelle e la luna.

Punto.

* opera di Renè Magritte

domenica 7 agosto 2016

Dies irae? (caffè nero, amaro e bollente)

Il cielo cola lava e bitume stamane
è così difficile penetrarne l’essenza.
Muro che stilla onice e riga la volta
che istruisce t’esclama e t’interroga.

Alterna bagliori rosso sangue d’ira
che spaccano il cuore di chi assiste
a cupi brontolii di vulcano piagato.
E sia, non so e non posso sottrarmi.

-flashback-

Piccole croci di legno senza nome
croci d’osso ingiallito di sole cattivo
conchiglie, perline di vetro colorato
rosario d’ingenua e blasfema speme.

Stretto in pugno di livido nerofumo
la cordicella di sporco antico pende
le nocche tagliate sorridono al sole,
un primo piano nel mare del pianto.

-recall-

Io che stringo tra le dita la tazzina,
che guaisco dei miei piccoli dolori
non ho ancora capito che la verità
è nel cuore di chi sa leggere il cielo.

E l’alba -livida come il mio umore-
parata dall'istrionico cielo di pietra
fa la sua recita sul palco della vita
mentre inseguo un sonno agitato.

Non basta annegare la tua albagia
in un mare liquido nero e bollente,
non sempre le parole ti sono note
e le istantanee del cielo avvelenano.

Non so più seguire stracci d’anima
e il caffè è solo amaro, non sutura.
Non so più leggere i versi né il vero
e il vocabolario ormai sa di muffa.

Buongiorno Dio. Caffè?

* foto da web

domenica 31 luglio 2016

L’oltre del cielo è un soffitto piatto

L’oltre del cielo è un soffitto piatto dove palloncini esausti,
aquiloni disubbidienti, sorrisi disattesi pencolano in attesa
dei rimorsi tardivi di mani improvvide ai fili e bocche avare.

L’oltre che -incautamente- ho cercato, spesso mi ha trovato
indifesa e fragile anima rinchiusa in una gabbia di cristallo
inutile corazza per gli assalti di aghi d’acciaio e venti lenoni.

L’oltre infine ha catturato anche il mio aquilone rattoppato
dalle code di sorrisi intrecciati che, stanco di cieli condivisi,
ha voluto bucare l’azzurro dileggiando le mie dita ignoranti.

L’oltre non c’è, c’è solo il dolore di un cuore bambino.

*immagine da web

giovedì 28 luglio 2016

Poesia precaria -a tempo determinato-

Vagolo a piedi nudi quest’assito colloso
cercando inutilmente levità di pensiero
le nubi sono cappotto d’astrakan -bigio-

Il gabbiano innamorato lacera la fodera
vestirò questa malinconia che sa di mare
la sfoggerò domani  e sarà greve il passo.

Vanno e vengono da Sant'Andrea beghine
e non mi eccita il cinismo che fa capolino
ma non v’è il fuoco nel cielo stasera -bigio-

È’ l’ora della confessione salvifica del cero
penso che nulla salverebbe anime ipocrite
se non una catarsi corale da cui non riparo.

Chiedo poco altro per me -oh, sì fortunato-
solo la tua ferrea convinzione che l’amore
abbia supremazia anche sui disegni divini.

Io e te -poesia precaria- ma determinata.

https://youtu.be/R8MzHqkNBwo



giovedì 21 luglio 2016

...e così sia!

“ho chiuso i battenti, arroccato gli scuri
con un guanto di ferro pulito i pensieri
l’orgoglio piagato nelle battaglie di ieri
è patacca d’oro dei miei anni immaturi”

Un piccolo fardello tutto sommato non pesa
l’incoscienza non ha età così come il sorriso
e rido di me della mia cocciutaggine annosa
ma prenderne coscienza oggi m’ha sorpreso.

“ho socchiuso i battenti, divelto gli scuri
con un zefiro dolce ho titillato i pensieri
l’orgoglio tra i denti ha sibili battaglieri
ho un ghigno feroce che il cuore spauri!”

Filastrocca -quasi un mantra- o litania?

Così è, Pullecenè…e così sia!


lunedì 18 luglio 2016

Innamorato, disincantato affresco

Strana gente s’incontra sotto i portici a Chioggia,
esagerata nel proporsi, nel vociare, ribelle alla banalità
del comune senso del pudore -fa mostra di se altera-

Truci marinai, pescatori esibizionisti sfoggiano buccole
e diamantini ai lobi con la naturalezza e la ferocia
dello sguardo, come un vecchio bucaniere consumato.

Donne che definire mature sarebbe già passato remoto
fasciate in improponibili vestiti da sedicenni Nikita,
portano a spasso cortei di cellule obese con indifferenza.

Ah, individualista anarchica fiumana che ondeggia
riversando di quando in quando lo struscio sul Corso,
dove ad ogni piè sospinto chiese e basiliche rammentano
-con dovizia di campane- le radici di questa comunità
costantemente in bilico tra il sacro scritto e il profano.
Poi, quando l’intercalare blasfemo al tavolino m’attende
-con lo sguardo ormai perso nei flutti di cattivo vino-
la cronaca di un’alba deflorata tra grida roche di gabbiani
e l’incarognire del vento salso, diventa alibi nel racconto
di una vita difficile ma orgogliosamente attraversata.

Apro il portone la calle non fa una piega ormai adusa
ad ogni rumore o intemperanza e l’attaccaticcio umido
del vecchio androne di casa mi accoglie, carta moschicida.

Siedo al poggiolo, l’aroma del caffè rianima la timida falena
che schiude le ali e si libra colta da improvvisa energia.
Strani umori, acri e pungenti odori salgono ora dal canale.

Ho speso lustri e parole nel cercare la vita vera ed ora
-ora che si dipana, si disvela sotto i miei occhi e mi cattura-
ora non ho parole che per la mia gretta e arida superbia.

Non fosse che il cuore ha stanze sufficienti per le insanie
e i brontolii di un sognatore insaziabile, sai non sorriderei.

Ma è un disincantato affresco di uno strano amore.