Acrilico e pastelli
cartoncino telato 30 x 40
crepuscolare intesa tra versi e immagini.
mercoledì 30 novembre 2016
venerdì 25 novembre 2016
Attesa
Non so se quello strascicar il fiato,
-quell'illividito, afono epigramma-
custodito penosamente nel costato
abbia mai avuto pena di disvelarsi.
Non so se il tempo allora congelò
il mio profilo, diafano maratoneta
protagonista/figurante errabondo
per asettici corridoi notte e giorno.
O fu il dolore che celò i miei versi?
Di quei sentieri d’anima scorticati
m’è rimasto questo saio monacale
quasi che lo scarno poetare possa
beffare l’ombra che m’era accanto.
(senza lacci
semantici anima mia
lungo quei corridoi
-quelle corsie-
ho navigato i
momenti della vita
accarezzando tra le
dita la paura)
venerdì 18 novembre 2016
Istantanea
Surrealtà, un tempo infinitesimo -flash-
catturato tra un battito di ciglia e l’altro
un fermoimmagine -tessera di mosaico-
da riempire stipando i battiti del cuore.
Odore di trementina, pennelli in apnea
sgrano colori quasi perle -anni d’amore-
stempero le attese di un’anima sedotta
ridestata dal torpore del sonno placebo.
Davanti al bianco assoluto della pagina
con i pensieri le emozioni, colori e versi
che affollano le mani, la paura m’assale
l’ignoto della creatura in fieri m’avvolge.
“Every beat of my
heart” (thanks, Rod)
Inutile tentativo di consolare in musica
le farfalle che s’arruffano nello stomaco
ho asciugato i pennelli, la tela è pronta
e il monitor sorride sornione nell’attesa.
Riprendersi questa dicotomia ritrovata?
Sì era ora, le bugie hanno le gambe corte
nascosta sotto le gonne della tua poesia
velata nella beltà e trasparenza dei versi.
Scatta ora, sto sorridendo.
lunedì 7 novembre 2016
Pierrot Le Fou
Aveva coltivato il suo amore
come una incantevole falena
ma il bozzolo abortì la ninfa
sì altera che rigettò le sue ali.
Cominciai così la narrazione
di dolenti versi -piccoli sogni-
prono tra le pagine della vita
e sanguigne gocce segnalibro.
Come Pierrot racconto il volo
che non ha saputo imbrigliare
ali troppo leste per il cemento
del viso pittato di bianca calce.
Storia dipinta in punta di dita
amore lacerato dal vivo colore
fragile cuore di rosso baccarat!
La pupa dispiegò il trine alato.
E lui impazzì.
Pierrot Le Fou
Franco Pucci
mercoledì 19 ottobre 2016
Quel tram numero 68
Non so come possa essere successo
ma il tempo si infilò di soppiatto
tra le pieghe e i recessi del respiro
dilatandolo a dismisura, tant’è vero
che ancora adesso viviamo l’apnea
di una eterna, dolcissima poesia.
Non so se il controllo ci colse in fallo
se il biglietto fosse scaduto o farlocco
so solo che obliammo fermate -e ora-
vacilliamo allo sferragliare della vita.
Ma il viaggio meritava la baldanza
e l’incoscienza di due cuori bambini.
Fu dolce salire su quel tram -allora-
nell’aria le note di un vento di pace
spazzando le incertezze del domani
ti cullavano con splendide utopie.
E il sorriso nel mare dei tuoi occhi
non fu marinaio, ci sostiene tuttora.
No, noi non scendiamo -non ancora-
mercoledì 12 ottobre 2016
Ballade du Pierrot Lunaire (poème de doléance)
Lascia che io sia per una volta ancora -l’ultima-
la maschera che più mi s'addice e più mi veste.
Lassù hai compagnia, le stelle sfoggian lustrini
e l’amante tuo Sole s’è eclissato rosso d’invidia.
La pista è deserta stasera e le tripoline attonite
paion come braccia scheletriche protese al cielo
attendono che il cannone -orbo della sua dama-
erutti fiamme e lapilli come Vulcano ingannato.
(la Donna Cannone s’è persa lassù fra le stelle
ora di lamé e lustrini vestita recita a soggetto)
Oh, guardiana dei sogni di noi lunatici erranti,
tu che conosci le strade che portano al delirio
ferma questo mio cuore colmo d’un -amor fou-
e guida il mio lamento verso crinali più sereni.
Preso da un vento sconosciuto e ammaliatore
ho dedicato versi e ululati -tu mi perdonerai-
colmi d’amore e passione talmente incatenati
che la dama scapigliata accolse con un sorriso.
(Eolo s’è chetato, più non trasporta il mio dire
e la dama è oramai una flebile brezza gentile)
Lascia ordunque che io sia il Pierrot Lunaire
che declama alle stelle la sua ultima canzone,
ho colto il verso dimenticato in questa poesia
e lo voglio dedicare a te mia confidente amica.
La chanson c’est fini, rien ne va plus.
domenica 2 ottobre 2016
Accadde così, una notte
Così, quasi fosse inevitabile
mentre l’acciaio mordeva e bucava
il refolo fuggiasco recitò sospiri
che lusingarono la notte morente.
Eppure pareva indistruttibile
quella corazza temprata dagli anni
ma l’anelito, un verso, la poesia
furono bastanti a darti ali inattese.
Così, quasi fosse un aliante
mentre il sogno librava sul dolore
la corazza come pupa inanimata
restò appesa alle paure del passato.
Eppure pareva impossibile
oltrepassare la caligine della neve
le certezze degli antichi tratturi
per riscoprire l’amore dimenticato.
Così, quasi fosse giorno.
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