crepuscolare intesa tra versi e immagini.

crepuscolare intesa tra versi e immagini.

sabato 17 dicembre 2016

Nata nell'isola delle farfalle...inevitabile!

Dedicato a Conny, la mia compagna, nata a Rodi
tra rose, farfalle e lo splendido mare Egeo...

Franco Pucci - olio su tela 30 X 40 -


sabato 10 dicembre 2016

Estro: esaltazione o pungolo?

Morso di tafano o resipiscenza tardiva?

[troppi i lustri, troppe le lune indagatrici
troppi i fogli infiorati di versi innamorati
troppa infine la comprensione materna
per le mani discole e riottose al richiamo]

Fu morso di tafano.

Ora sì, nonostante il torrido dell’estate
sia giustamente un ricordo sbiadito,
il pungolo delle mani -ridestate all'antico
sapere e ammaliate di nuovo dai colori-
ha sostituito di soppiatto l’estro dei versi.
Ma ho un laccio nella poesia che doma
l’imbizzarrire delle dita sulle tele virginee
e sa come riportarle al racconto sereno
di un anima ormai quieta nella dicotomia.

O resipiscenza tardiva?

Anima mia, l’amore ha sospiri colorati
e saperli catturare con poesie e pennelli
è esercizio che gratifica e esalta l’anima.

Lo chiamerei estro.

*immagine da web

venerdì 25 novembre 2016

Attesa

Non so se quello strascicar il fiato,
-quell'illividito, afono epigramma-
custodito penosamente nel costato
abbia mai avuto pena di disvelarsi.

Non so se il tempo allora congelò
il mio profilo, diafano maratoneta
protagonista/figurante errabondo
per asettici corridoi notte e giorno.

O fu il dolore che celò i miei versi?

Di quei sentieri d’anima scorticati
m’è rimasto questo saio monacale
quasi che lo scarno poetare possa
beffare l’ombra che m’era accanto.

(senza lacci semantici anima mia
lungo quei corridoi -quelle corsie-
ho navigato i momenti della vita
accarezzando tra le dita la paura)

Dell’attesa.

Attesa
acrilico e pastelli
su cartoncino 23 x 30

venerdì 18 novembre 2016

Istantanea

Surrealtà, un tempo infinitesimo -flash-
catturato tra un battito di ciglia e l’altro
un fermoimmagine -tessera di mosaico-
da riempire stipando i battiti del cuore.

Odore di trementina, pennelli in apnea
sgrano colori quasi perle -anni d’amore-
stempero le attese di un’anima sedotta
ridestata dal torpore del sonno placebo.

Davanti al bianco assoluto della pagina
con i pensieri le emozioni, colori e versi
che affollano le mani, la paura m’assale
l’ignoto della creatura in fieri m’avvolge.

“Every beat of my heart” (thanks, Rod)

Inutile tentativo di consolare in musica
le farfalle che s’arruffano nello stomaco
ho asciugato i pennelli, la tela è pronta
e il monitor sorride sornione nell’attesa.

Riprendersi questa dicotomia ritrovata?
Sì era ora, le bugie hanno le gambe corte
nascosta sotto le gonne della tua poesia
velata nella beltà e trasparenza dei versi.

Scatta ora, sto sorridendo.

lunedì 7 novembre 2016

Pierrot Le Fou

Aveva coltivato il suo amore
come una incantevole falena
ma il bozzolo abortì la ninfa
sì altera che rigettò le sue ali.

Cominciai così la narrazione
di dolenti versi -piccoli sogni-
prono tra le pagine della vita
e sanguigne gocce segnalibro.

Come Pierrot racconto il volo
che non ha saputo imbrigliare
ali troppo leste per il cemento
del viso pittato di bianca calce.

Storia dipinta in punta di dita
amore lacerato dal vivo colore
fragile cuore di rosso baccarat!
La pupa dispiegò il trine alato.

E lui impazzì.

Pierrot Le Fou 
Franco Pucci

mercoledì 19 ottobre 2016

Quel tram numero 68

Non so come possa essere successo
ma il tempo si infilò di soppiatto
tra le pieghe e i recessi del respiro
dilatandolo a dismisura, tant’è vero
che ancora adesso viviamo l’apnea
di una eterna, dolcissima poesia.

Non so se il controllo ci colse in fallo
se il biglietto fosse scaduto o farlocco
so solo che obliammo fermate -e ora-
vacilliamo allo sferragliare della vita.
Ma il viaggio meritava la baldanza
e l’incoscienza di due cuori bambini.

Fu dolce salire su quel tram -allora-
nell’aria le note di un vento di pace
spazzando le incertezze del domani
ti cullavano con splendide utopie.
E il sorriso nel mare dei tuoi occhi
non fu marinaio, ci sostiene tuttora.

No, noi non scendiamo -non ancora-