crepuscolare intesa tra versi e immagini.

crepuscolare intesa tra versi e immagini.

mercoledì 25 gennaio 2017

Decomposizione finale

[falci -parentesi- apprensive ipotesi alate
chiosate su uno spartito azzurro ipocrita]

Quella falce bianca e nera lassù si inclina
una folle parabola il tuffo nella bambagia
che un cielo sbrindellato ha abbandonato
-lacerti bianchi, stelle filanti nel turchino-

Conosco queste esibizioni, la mano esige
un sospiro  -tempo per riflettere il segno-
per stemperare l’ansia, l’amore sul foglio
e fermare l’attimo di quel colore volubile.

[le parentesi lassù racchiudono il dolore
-falci ingorde si tuffano nel verde laguna-]

Vorrei rubare quel tuo sorriso in un flash
-ma la tenerezza ha ormai chiome nivee-
nella mia tavolozza v’è solo nero seppia
e il rosa ha sapore antico di amore perso.

Guardo il cielo lassù -il capitombolo urla-
una falce ardita ora ha lacerato l’azzurro
mi ricorda che nell’amore ci vuole cuore.
Come ricomporre un’idea di tranquillità?

[è una pista quadrata, e sul palcoscenico
della vita il mio volo senza ali è schianto]

I colori non consolano è decomposizione?

È una parentesi.

Decomposizione finale

Olio e acrilico su sughero -cm.35 x 45-





































venerdì 20 gennaio 2017

Famelico amore

È stato il vento, un fortunale improvviso
forse un maestrale incattivito dai ricordi?
Veloce, violento nel suo spazzare l’anima
ha stralunato i sospiri, allibito i pensieri.

È stato il vento che scoperchiando il vaso
donò cenno d’intesa a Pandora assopita?
Eppure nell’otre di cuoio del progenitore
ebbe fratelli in egual misura amati e cari.

Forse fu rabbia o forse fame d’amore.

Questa fu la visione allo scemar del sonno
che mi colse all’addiaccio scalzo sull’assito
lo strabuzzar degli occhi pittava coi colori
fantasie di amori esplosi e mai ricomposti.

Ohi come sbatte sul canterano dei ricordi
rivoltandone i tiretti spazzando gli album
e in quel turbinare di logore icone amanti
mi ritrovai ad inseguire un sogno canuto.

Fantasia di un amor famelico deflagrante
-ma ho tra le dita una tavolozza di laguna-

La fame si calmerà?

Se mai.

domenica 8 gennaio 2017

Un fiore e un sorriso

Ho un davanzale cosparso di briciole
-avanzi di ore licenziose, obnubilate-
in attesa di qualche passero tiratardi
o di qualche gabbiano mistificatore.

Una tavola imbandita?

Svegliarmi e trovare il marmo spoglio
-bianco sudario a cui affidare il sorriso-
le labbra anelanti un vento straniero
che lasci spazio a un fiore taumaturgo.

Una tela immacolata?

Un viola immaturo di more sottobosco
-agro sapore malgrado il sole generoso-
mi aspetta mentre stempero il dolore
dei versi vuoti dell’amaranto della rosa.

Un sogno di cuore vespertino.