crepuscolare intesa tra versi e immagini.

crepuscolare intesa tra versi e immagini.

martedì 28 agosto 2018

Illusioni e voglie di cera


No, non sono Icaro, ma aspettami al limitare del sogno.
Aiutami a ricordare come alla fine sono arrivato sin qui
come ho attraversato il mare, superato dedali di paure,
medicato ferite e volato nonostante questo sputo di cera.

Forse se il mare avesse ancora la trasparenza della poesia
-parole perse in questa estate che va morendo di colori-
forse -credimi- avrei ancora la forza del ricordo nelle mani
e la paura del bianco non alienerebbe l’ardore delle dita.

No, non sono Icaro.

M’è costata cara questa figlia di api migranti senza regina
-ho barattato questi ultimi spasimi di voglie immalinconite-
con questa bianca speranza appiccicaticcia e ingannatrice
così aspettami al limitare del sogno, là dove le voglie vivono.

Sono notti stranite dall’insonnia, consumate dalla nostalgia
-gli elfi protettori dei poeti persi nel dedalo dei versi vagano-
la fantasia è annegata tra le ciglia liquefatte da lacrime acide
e l’inquietudine abita ormai stabilmente questa mia anima.

Ci sarai, ape regina?


*foto da web elaborata

domenica 29 luglio 2018

No, non mi sopporto


Assisto aggrappato a uno straccetto di bugia
la volontà pigra e impertinente di fare l’amore.
Non fosse che il caldo feroce e l’età indiscreta
mi consiglino un tranquillo week-end di lettura.

Annaspo tra ricordi di un’era sfuggita dalle mani
ancora teneramente imbracata ai pantaloncini
poi rigogliosamente dispensata come cicala cieca
trafiggendo di spilloni le sagge formichine dell’età.

Non mi sopporto. Più.

A che pro pencolare tra i “vorrei ma non posso”?
Rincorrere i desideri frustrati -impossibili icone-
calpestare antiche orme lasciate sull’acciottolato
quasi che l’anima fosse il tuo marciapiede privato.

Dare e avere, il libro mastro della mia vita è zeppo
pieno di correzioni, cancellature e parentesi quadre.
La matematica non è mai stata un’opinione, oh no…
ma l’ho spesso coartata ai miei improbabili desideri.

Ma volo ancora…



lunedì 9 luglio 2018

Plastica, versi e polvere di stelle


[un sacchetto di plastica lì nell’angolo
lo appallottolo per gettarlo, si ribella
sarà forse sogno -burla di una stella-
o forse son finito contro uno spigolo]

Che ubbie saranno mai questi miei versi in rima
-dimentico del tempo passato a catturare parole
similitudini, fantasie e amori mai vissuti prima-
che han mostrato scuri serrati al lucor del sole?

Spogliato delle arcaiche vesti di saccente canuto
oppresso dal tedio e dalla triste routine della vita
-il tepore del bozzolo m’ha rapito- non ho saputo
afferrare la stella e solo polvere stringo tra le dita.

Odio la plastica.

*immagine da web elaborata

mercoledì 20 giugno 2018

Atelier


Ho vestito il tuo sorriso per così lungo tempo
e i pochi strappi -subito ricuciti- che sarto l’amore!

Ho calzato le ali del desiderio leggendolo nei tuoi occhi
sottolineandone -in rosso i momenti- che maestro l’amore!

Ho scritte millanta versi, dipinto sogni impossibili
colori, parole e cuore -mix di emozioni- che ruffiano l’amore!

Ho perso il conto delle lune discinte e inconsolabili
alienate nelle mie notti bianche -pensandoti- che abaco l’amore!

Ho voluto infine scriverti perché possa vestirlo ancora,
calza a pennello -nonostante gli anni- impareggiabile l’amore!

È il mio vestito migliore -sulla passerella della vita-

Applausi.



sabato 16 giugno 2018

Niente di più


Non ho più niente da dire, da dare
su questo foglio avvizzito, stanotte.
Sabbia tra le lenzuola la tua ombra
che m’insegue sul bianco soffitto.

Avevo nuotato allora controvento
-io, vela lacerata dallo tsunami-
delle emozioni straripate nel cuore
ma la rotta alla fine s’è affogata.

Davvero l’ancora s’era incagliata?

[ho barattato quattro versi decrepiti
per una scatola di colori rinsecchiti
ho perso metro/misura del racconto
e il bianco sa di giallo stantio e avito
sì, potrei cullarmi rannicchiandomi
tra il cuore e l’anima come un tempo
ma passerei secoli d’ignavia barando
e mistificando il dolore con la paura]

Non ho più niente da chiedere
a questo tempo annoiato, insonne.
Un tordo mattiniero e imbolsito
ha perso pubblico e palcoscenico.

-ma canta, niente di più-

Un gabbiano arrochisce lontano.

"Il Pensatore" A. Rodin
immagine elaborata

domenica 10 giugno 2018

Carta vetrata


L’ultima volta
che incrociai l’azzurro
fu un lampo obliquo
dei tuoi occhi nei miei.

L’ultima volta
che dipinsi l’azzurro
fu un blu oltremare
di farisaico pigmento.

Cambiai la tela,
fu uno sbaffo riarso
d’acquerello assetato
su un foglio di carta.

Vetrata.


*illustrazione da Web