crepuscolare intesa tra versi e immagini.

crepuscolare intesa tra versi e immagini.

martedì 29 novembre 2011

Senza radici

fischiavano pallottole
quel mattino senza sosta
mia madre alla finestra
celata dall’imposta
guardava affascinata
passare i partigiani
il bimbo appeso al seno
ben stretto tra le mani

mentre lassù regnava
ancora lo sgomento
le case giù in pianura
crollavan di spavento
quando tutto si calmò
cantarono le pernici
tornammo giù in città,
…non furono radici…

nei giorni assolati
d’ignara fanciullezza
anche la periferia
pareva gran bellezza
la scuola, l’oratorio
le fughe con la bici
volavan anni ingordi
…non furono radici…

e ancora periferia
negli anni quasi oro
scanditi dalla voglia
precoce di lavoro
di libertà, di spazio,
di nuove emozioni
di diritti inalienabili
di lotte e di canzoni

anni in cui l’amore
bussò violentemente
e un solo desiderio
occupò la mente
fu casa assai presto
e festa con gli amici
ma non durò a lungo,
…non furono radici…

gli anni che seguirono
rincorsero gli affanni
paesi e città aliene
accolsero i miei panni
i fiori che erano nati
cresciuti in altri tempi
…mettevano radici…
non presero esempi

e mi domando ancora
se poi ne valse la pena
fagocitar la vita,
cambiare spesso scena
la tournee giunta alla fine
è replica stucchevole
spettacolo imbolsito
di critiche benevole

[sto guardando il mare
ormai col fiato corto
ho fatto nuovi amici
planando qui sul porto
forse quando la teca
si adagerà sul fondo
cresceranno le radici
di un cuore vagabondo]

…forse…

domenica 27 novembre 2011

Mamma

Prendetemi così come sono, senza certezze
con l’animo inquieto diviso tra il cielo e la terra
frequento i miei dubbi che camminano in bilico
sugli inganni tesi sopra il precipizio della vita.

Odio i baciapile depositari del verbo assoluto,
i falsi agnostici che leccano breviari nottetempo
gli atei che all’arrivo mistificano il fumo dei ceri
con l’ultima sigaretta promessa ai condannati.

Le convenzioni che assegnano le parti in recita
ti vestono i panni del giudizio che l’età vorrebbe
ma rivendico le fughe repentine nella nostalgia,
l’impudicizia dei sentimenti che il mondo brucia.

Ho chiamato senza alcun preavviso il tuo nome
come farebbe un bambino nel buio della notte
non è difficile, basta ascoltare il grido d’amore
che fatica sepolto tra gli inutili vagiti della mente.

…nel silenzio delle parole la tua risposta…


A testa ingiù, tra le nuvole

[a testa ingiù]
Il paese senza tetti si specchiava a testa ingiù nella luna
un mazzo di rose avide d’amore inseguiva una farfalla indifferente
e il merlo sul divano fischiettava allegro irridendo il gatto in gabbia.

Il luccicore del tuo sorriso asciugava le lacrime stese al sole,
mentre la piccola gonna rossa di vergogna copriva miriadi di efelidi,
un ricamo di pizzo nero arabescava il candore della tua pelle.

Il sentiero che attraversava il laghetto aveva riflessi sottobosco
lampi d’argento sul verde tenero erano la danza di pinne e squame
e tu accarezzavi la chioma di una piccola stella che nuotava felice.

[tra le nuvole]
Un gabbiano vestito da gallo strazia il nuovo giorno al morire del sole
a testa ingiù raccolgo i fogli sparsi sul pavimento, torno a vedere il cielo
ha confuso il mio racconto questa laida notte mascherata da giorno.

giovedì 24 novembre 2011

Ancora mi manca

…quel triangolo di cielo arrovesciato all’insù
con gli occhi socchiusi, feriti da scintille di sole
sdraiato su fili di verde, supino, a palme aperte
conto le raganelle che saltellano tra le dita

…ancora mi manca quel respiro a metà
rubato alle corse e agli amori sognati tra le nuvole
con la malizia e lo stupore dell’età che avanza
come falena intrappolata e nascosta nella tasca

di quell’età che è passata come una cometa
è rimasta solo la polvere dispettosa della coda

…e un paio d’ali di farfalla …

domenica 20 novembre 2011

Soprappensiero

Il ricordo è un sicario prezzolato dal tempo
ti coglie all’improvviso e ti toglie il respiro
come una folata improvvisa di brezza
che accappona la pelle mentre scende la sera.

Inutili le fughe con la mente verso il domani
lui attende e appena s’acquieta il dolore
t’avvolge l’anima col suo nero tabarro
mentre ti costringe a guardarti negli occhi.

Dicono dei vecchi che non hanno memoria
forse, ma ingannano gli altri e se stessi
il ricordo invece non dimentica il suo lavoro
e il tempo è un puntuale pagatore…  

lunedì 14 novembre 2011

Fa diesis

alcune rotolavano sul bianco del lenzuolo
steso al sole ad asciugare tra rossi gerani
un gentile garbino lo tendeva come vela
di un legno salpato in crociera visionaria

altre saltellavano tra le volte dei portici,
note ribelli che l’uomo liberava assorto
adulando con l’archetto il vecchio violino
ma sorda l’indifferenza scorreva accanto

senza una guida, un rigo di pentagramma
nell’anarchia assoluta dipingevano canti
dolcemente il violino spegneva il respiro
e l’uomo socchiudendo gli occhi assopiva

lo trovarono sotto un sorriso addormentato
scarmigliato l’archetto, reclinato sul violino
un pugno di note incatenate tra le corde
sognava libertà, nuovi cieli da incantare

…fa diesis si risvegliò tra i gerani…

domenica 13 novembre 2011

L'ultima bricola, poi è mare aperto

ho lasciato l’ultimo paio di ali appese,
appiccicate al muro con uno sputo di cera
Icaro non è mai stato l’eroe dei miei fumetti
e le metafore sono alibi per versi senza parole
non sono un gabbiano né tantomeno poeta
ho provato a volare finché la cera ha tenuto
ho nuotato nel veleno che avevo inghiottito
evitando le secche e seguendo le rotte
che le bricole saggiamente mi indicavano

…ora è mare aperto…

un sottile senso di angoscia mi affonda
appesantisce il respiro volgendomi a oriente
la catena rossa che fin qui mi ha trattenuto
sospeso tra sogno e realtà, si allontana
pencola come filo spezzato dalle nuvole
poche bracciate ancora, l’infinito è laggiù
le ultime parole rotolano senza rumore
lungo la calle indaffarata, un leggero alito
le sospinge straziandole a morire nel canale

…forse era poesia…