crepuscolare intesa tra versi e immagini.

crepuscolare intesa tra versi e immagini.

sabato 1 luglio 2017

Così cheta che pareva

[quel tuo gesto con la mano
quel tuo domandarmi vicino
quel tuo esigere le mie mani
quel tuo sussurrare il nome]

Così cheta che pareva riposassi.
M’ero illuso della consuetudine
ma il lucore dei tuoi occhi velati
ha in un amen offuscato la luce
e riacceso le mie paure, le ansie.
Così cheta che pareva sognassi.

[e al mio fianco per un attimo
un attimo lungo quanto la vita
è passato in flash back il tempo
dei ricordi che spezzano il fiato]

In un gelido spazio della mente
le immagini si sono pietrificate.
La rugiada non disdegnava l’età
-ma le ciglia rifiutarono l’ordine-
mentre il tuo respiro era nel mio
la paura piano vestiva di sollievo.

Così cheta che pareva.

giovedì 29 giugno 2017

Non dare retta a quelle voci

Certo ti diranno convenevoli circostanze
-tu saprai invocare col mio nome il vuoto-
cercami col sorriso nelle ore in gramaglie
perché le lacrime scolorano poesie e tele.

Puoi credermi -ora che tutto m’è chiaro-
quando la congiunzione astrale disegna
precise geometrie d’amore code di stelle
adornano lo sguardo benigno della luna.

Scrivimi, scrivimi delle tue parole orfane
dei fianchi insonni in attesa delle carezze
del seno che fu madre/amante degli anni
e dei tuoi occhi orbi dei miei -raccontami-

Certo ti diranno che l’indirizzo è precario
che un cero lo scaccino non spegnerebbe
che una devozione l’altare accoglierebbe
che i santi in paradiso li ha chi ha sorriso.

Ma tu non fermarti al primo sussurro.

Scrivi.

*photo by Pedro Diaz Molins

mercoledì 28 giugno 2017

Un male cane

Certe notti il respiro addormentato
fa un male cane e il sogno m’irride.
Cerco tra il ricordo e il dormiveglia
il fuoco di anni incendiati all’ombra.

-di sussurri labbra contro labbra
-di mani avvinghiate all’urlo al cielo
-di ombre cinesi appagate tra il lino
-di fiati spezzati ricuciti nello spasmo

È un sogno? Eppure l’edera sospira.

Così gli scuri di fronte -chiusi da anni-
paiono pallide vedovelle inconsolabili
murate con le loro lacrime nel cemento
la sensazione claustrofobica m’avvince.

Se non fosse che il crepuscolo è annegato
in un riflesso sangue che ferisce gli occhi
penserei a una giovane brezza birichina
tanto che il sogno pare vivere nonostante.

Nel silenzio gli amori si negano alla calle
la gatta e il gabbiano ballano ebbri di luna.
Irreale coppia allo sguardo marinaio, ché
il primo vino sa di strambate e poco pesce.

Sorrido, forse non sto sognando.

Forse, ma fa un male cane.


sabato 24 giugno 2017

Ideologie e utopie prêt-à-porter

Prima che la pigrizia mi fagociti come d’abitudine
fate che io sprimacci questi versi -morbide piume-
e mi attrezzi a seguire un volo planare senza radar.

Una civetta smaniosa di compagnia affetta la voce
ticchetta sul pavé una danza propiziatoria alla luna
è scena surreale ma il vecchio al tavolino annuisce.

Un’accozzaglia di note sudate dondola pigramente
sul pentagramma di un piano indolente e scordato
voci/echi lontane di un afoso, sconcio adescamento.

I tetti da quassù hanno lo stesso grigio delle lapidi
non uno squarcio di colore, che so, di allegri coppi
l’allegria di Peter Pan -illuso Icaro- è merce salata.

Il vecchio dimentica il vino cattivo sorride al canto
segue il ticchettio che sparisce là sotto il lampione
certo che domani la brezza accoglierà il suo respiro.

Graffio con le unghie il ricordo di certezze sfiorite
sono coriandoli di parole e pagine di libero arbitrio
ali d’un aliante -appeso alla coda cullo la mia cuna-

Prima che io mi acchioccioli nel mio bozzolo/madre
fate che il mondo non ferisca lo sguardo oltremodo
poi lasciatemi l’illusione del divenire di ogni utopia.

Taglia XXL per favore.

giovedì 22 giugno 2017

Canterei questa notte

[Seduto tra le felci, recitare versi allo gnomo
custode del fungo dal cappello rosso a pois.
Nascondere nel risvolto dei jeans fiori di loto,
penne timoniere di gabbiani sbadati, reginette
scolorite dal sale, un paguro triste e sognare
di avere ali a sufficienza per tornare a casa.]

-se solo sapessi come-

Vedi -cuore mio- non ho versi marinari -oggi-
per incantarti le labbra, ma pensieri terragni.
E’ una crociera gratis nella fantasia questa
ho burlato lo gnomo piccolo Caronte precario.

Seduto sulla rena asciugo al sole di questa estate
vendicativa i sogni intrisi della rugiada silvana
e consolo il cuore raccontandomi di incontri
con balene albine, Moby Dick e Capitani Achab.

-se solo sapessi cantare-

Troppo cuore giullare mal s'addice a un vecchio
-viandante portoghese- come me che attraversa
gli anni sulle ali della fantasia pur di non pagare
il prezzo del biglietto sull'accelerato della vita.

La meridiana degli anni racconta di ombre testarde
sempre più lunghe, riottose a qualsiasi mediazione
se non fosse che il cuscino stanotte non m’ha patito
lo gnomo mi è apparso tra le piccole foglie d‘edera..!

-se mi ridate il sogno, ci provo-

giovedì 15 giugno 2017

Eredità

T’ho lasciato uno sbaffo d’azzurro
un foglio bianco -una matita di legno sincero-
quattro righe sul bordo -una virgola, un pensiero-
una gomma morbida come il burro.

Scrivimi con i pensieri appesi al cielo
chiudi gli occhi, sono lì -tra due parentesi infinite-
colora d’azzurro la mia ombra -è tua, usa le mie matite-
troverai la mia impronta sul tuo telo.

T’ho lasciato un mazzo di parole sull'uscio
legale al cuore con la marea che ti porterà la luna
stasera fanne un falò per una -sarabanda sulla rena-
non scordare l’azzurro -tra il fuoco e il guscio-

Scrivimi adesso -che ancora non volo-
senza ali sono ancorato l’amore che non muore
non buttare via quel foglio intriso di lacrime e dolore
ho l’azzurro -in questi versi e ti consolo-

T’ho lasciato un -aquilone di carta velina-
la coda di anelli azzurri intrecciati a mo’ di catena
tienilo stretto tra le dita quel filo che t’allevia la pena
ti porterà da me -ci ameremo stamattina-

Non servirà notaio.