crepuscolare intesa tra versi e immagini.

crepuscolare intesa tra versi e immagini.

martedì 5 dicembre 2017

Se all'alba insonne avvizziscono i fioretti

Con l’anima -falena/étoile immalinconita-
che rincorre la luce danzando ore insonni,
mentre il cuore rifugge dai ricordi dolenti,
picchietto sui vetri un’emozione irrequieta.

[falsa trapunta azzurra il cielo che albeggia
tinge di rosa il grigio cadaverico della calle]

Vorrei avere la passione arrochita dell’urlo
del solito gabbiano innamorato ma arrocco
-quasi fossi il re in una ipotetica scacchiera-
che la partita della vita costringe all’angolo.

[affogo nell’effimero rosa che ora avvizzisce
tutti i buoni propositi che fioriscono all’alba]

Allora mi manca la tua mano, il tuo respiro
-quel tuo minimizzare/esorcizzare il dolore-
con il tuo sorriso e la certezza che la partita
non è finita ancora è tutta da giocare io e te.

Il cielo rabbuia il rosa scolora ma sorriderò.

Promesso.


mercoledì 29 novembre 2017

Alla fine dell’arcobaleno non c’è niente

Ho cercato -alla fine dei colori non c’era niente-
l’arcobaleno era morto. O forse non è mai nato.
Ma poi, dov’è la fine, e dov’è l’inizio? -sognami-
Altro che tesoro, non c’era nemmeno la pentola.
Orfano di colori senza azzurro e pagliuzze d’oro
mi sono perso come un Pollicino senza briciole.

“at the end of the rainbow
you’ll find a pot of gold…”

Ho trovato -alla fine del canto tanta solitudine-
la tavolozza spenta di un cielo mai accarezzato.
Non so quando dove è iniziata la fine -perdimi-
hanno messo all’asta i colori non faccio offerte.
Ho rotto la pentola, mi comprerò un altro cielo
ho nascosto un po’ d’azzurro sotto il materasso.

“at the end of the story
you’ll find it’s all been told…”

…ma alla fine dell’arcobaleno non c’è niente.

-svegliami-

sabato 18 novembre 2017

Vienimi a prendere (piove all'imbrunire)

Milano è ora-vienimi a prendere-
ché stasera il nodo che ho in gola
soffoca come la nebbia incattivita
che dal Naviglio sale a Novembre.

Qui il mare ha inzuppato il cuore
e la laguna ha asciugato il sorriso
come passionevole zimarra copre
le cicatrici di un’anima irrequieta.

[i panini sul sagrato -la nostalgia-
 e luci etere nebbiose di periferia]

Milano è ora -vienimi a prendere-
ché stasera il ricordo m’inchioda
a queste parole, a questa pagina
a versi irriconoscenti ma sinceri.

Qui ho aggrappato anni sulle ali
di gabbiani -traghetti del futuro-
e ho consumato respiri affannati
rincorrendo chimere attempate.

[quelle domeniche sulla Darsena
l’inganno ai pesci e anni riottosi]

Milano mia -vienimi a prendere-
ché stasera l’imbrunire è l’ulcera
di un’anima zingara e visionaria
il desiderio immalinconito di te.

-che vuoi dirai tuo è stato il volo-

Lo so, ma piove.

*immagine da web -trattata-

lunedì 13 novembre 2017

Il morso della vipera

[io che penso al mio cuore esacerbato dal mondo
tu che ti rassegni al tramonto che ottenebra l’età]

L’urlo fastidioso e penetrante dell’autombulanza
-la calle ammutolita in un grigio silenzio sospeso-
è il saluto alla nostra ormai indisponente albagia?
Il mondo non finisce e non inizia da noi -scontato-

[io che ripenso alla strana lucertola con due code
tu che ricordi scarpette di vernice per la cresima]

Vorremmo un fortino impenetrabile alle emozioni
-io e te al poggiolo di una calle festosa e incasinata-
in una giornata preludio di anni alieni di tramonti
ma l’autombulanza strazia, uccide il sogno-ancora-

[io che estranio il mio cuore dai delitti del mondo
tu che insulti questo crepuscolo che sputtana l’età]

Dio, come mordono gli anni!!

domenica 12 novembre 2017

Il reggiseno rosso

Sul greto accecante di sassolini bianchi
il reggiseno era un insulto rosso al cielo.

Poco più in là il racconto moriva nei gorghi
di un Ticino pigro -falsamente acquiescente-
Famelici sorrisi dai riflessi azzurri, argentei
aspettavano i tuoi biondi capelli incoscienti.

Sul greto accecante di sassolini bianchi
un libro aperto reclamava poesie e versi.

Poco più in là alienavo pelle e respiro al sole
quando la voce mi sorprese -il tuffo al cuore-
Con gli occhi fessure incattivite dal chiarore
lessi la fine sulla pagina che s’accartocciava.

Sul greto accecante di sassolini bianchi
finiva il racconto di un giovane amore.

E il reggiseno era un insulto rosso al cielo.


sabato 11 novembre 2017

Ma tu

Cercami -tra l’aurora e l’alba mi sono perso-
là in quello spazio di tempo angusto e sottile.

Sapevo la strada conoscevo le erme guardiane
-questi anni innevati hanno cementato i passi-
e Caronte non si spende per tragitti così brevi.

Cercami -anche se la laguna mostra i denti-
ma la nebbia è coltre che spariglia gli errori.

Sarò lì e il tempo tra le dita avrà tela e colori
-ricordalo stanotte quando il ventre bugiardo-
busserà allo sterno e il cuore sussulterà ansia.

Cercami -non perderti tra i bisticci dubbiosi-
dovresti sapere quanto profondo è l’amore.

Non mi sciuperò più nella conta inutile, sterile
-e gli anni non sono tacche incise sul marmo-
mi sembra ieri, stringimi che il cuore sussulta.

Ma tu cercami.