crepuscolare intesa tra versi e immagini.

crepuscolare intesa tra versi e immagini.

martedì 16 gennaio 2018

Claustrofobia

Passione.

L’amore raccontato ai margini dell’età
che sta consumando lo stoppino dei ricordi
è dolore rappreso che va piano cicatrizzando.
È lo sguardo del cielo, un invito a muoversi,
rinnovare il ritmo ormai desueto delle lenzuola.
Se non fosse che il mare raccoglie perle
-lacrime perse sulla rena da amanti distratti-
potrei raccontarti storie di cuscini sfatti,
occhi distrutti dinanzi lo specchio del mattino.

Visione.

Pennelli e tele intinte e violate da colori crudi
-sfumature dell’anima vendute all’asilo del cuore-
racconti di sogni, pulsioni, desideri inespressi.
Mentre dalle ciglia piovono schegge d’arcobaleno
e le mani ancora confortano il mio viaggio
allontano l’atavica, alienante paura del bianco.
S’agita in questo spicchio di cielo compresso
la mia inquietudine, il desiderio di cieli diversi
il respiro è aria che solo colori e parole regalano.

Senza, soffoco. 


martedì 9 gennaio 2018

Passami una mano sul cuore

Ed ora passami una mano sul cuore
schiva le trappole che v’ho nascosto
-protezione dagli amori fuori tempo-
lasciati accarezzare dall’ostro ribelle.

Sarà semplice bere dalle mie labbra
le parole ora affrancate dalle catene
-timide falene amanti delle illusioni-
ali incenerite al cospetto dell’amore.

La neve che s’ostina sui miei capelli
insegna la saggia autoironia ai tasti
nonostante il vento del sud lusinghi
ma tu passami una mano sul cuore.

Ora conta le spine.

*dal web-opera di Rabarama

lunedì 8 gennaio 2018

Dell’amore -della vita- comunque

Appunti trasognati sparsi qua e là.

La gerla della pazienza è colma,
non c’è più spazio, non riesco
a stiparvi l’ignavia, l’idiota ferocia
e la scialba memoria dell’uomo.

L’insofferenza è acuta, pungente
la voglia di mollare tutto e volare
tra i sogni più dolci della fantasia
va facendosi strada nell’anima.

[solo le mani non ubbidiscono
per la consolidata e perversa
abitudine di vellicare la tastiera]

Poco male, aspetterò sino la fine
del volo planare sui resti del cuore,
ma non ho appigli né spiragli
tra le nuvole che divorano la luce.

E che vanno infittendosi.

Ma tu sognami, sognami com’ero
-mia poesia recalcitrante all’urlo-
sogna ancora il mio cuore bambino
mentre giocava con l’abecedario.

Dell’amore. Della vita

Comunque.

*foto da web

martedì 19 dicembre 2017

Stella strabica, luna acquiescente

Stanotte sonno agitato -insonnia incombente-
anche il cuscino piagato ormai non regge più
sì, se potesse soffocarmi, lo farebbe volentieri.

[Apro stancamente il libro dell’inquietudine
mille e più pagine lise, divorate dalla collera.]

Ho un amore che mi attende dietro lo scuro,
qui, accanto all’edera stranita di questa notte,
là dove i pensieri ammaestrano sogni indocili.

[Mi alzo, ormai ho collezionato tutte le spine
che il materasso sa da tempo offrirmi gratis.]

Una luna cadaverica ghiaccia il grigio plumbeo.
Cielo di Dicembre -d’avvento- gonfio di pioggia
lacrime di nivee promesse e di sogni disattesi…

[Una luce -sogno accanto a te Luna- mi sorride
Una stella? Farei un falò delle mie incertezze!]

Luce traversa -lama che taglia in due la stanza-
che n’è delle mie ansie, dei miei timori ululati
se tu complice di notti insonni non m’illumini?

[L’edera -rischiarata dall’inattesa luce- gongola
e domani abortirà fiori deformi, ma sorridenti.]

Luna acquiescente zittisce.

Ma la stella ulula versi. Strabici.


mercoledì 13 dicembre 2017

Dio, perché?

L’età della ragione che mai arriva -Dio perché? -

Eppure ancora stupisce l’uomo dinanzi al creato
epperò ingozzarsi poi di arrogante ingratitudine
è l’inevitabile tangente da pagare all’ego usuraio.
E non bastano lacrime ipocrite a lavare l’ardesia
del cielo e spegnere le fiamme dell’odio razzista.

E l’ora della pietà che mai s’avvera -Dio perché? -

Domanda inutile -ormai dovresti sapere l’uomo-
non foss’altro perché anche tu lo sei. Non credi?
Uomini pasciuti e paludati da utopie e religioni
distribuiscono oneri e onori da turiboli fumanti
incensi mefitici spacciati per placebo universali.

È il tempo delle risposte da sputare come rospi
ché ognuno invero conosce -ma evita vigliacco-

Così l’ultima preghiera.

*foto dal web

martedì 5 dicembre 2017

Se all'alba insonne avvizziscono i fioretti

Con l’anima -falena/étoile immalinconita-
che rincorre la luce danzando ore insonni,
mentre il cuore rifugge dai ricordi dolenti,
picchietto sui vetri un’emozione irrequieta.

[falsa trapunta azzurra il cielo che albeggia
tinge di rosa il grigio cadaverico della calle]

Vorrei avere la passione arrochita dell’urlo
del solito gabbiano innamorato ma arrocco
-quasi fossi il re in una ipotetica scacchiera-
che la partita della vita costringe all’angolo.

[affogo nell’effimero rosa che ora avvizzisce
tutti i buoni propositi che fioriscono all’alba]

Allora mi manca la tua mano, il tuo respiro
-quel tuo minimizzare/esorcizzare il dolore-
con il tuo sorriso e la certezza che la partita
non è finita ancora è tutta da giocare io e te.

Il cielo rabbuia il rosa scolora ma sorriderò.

Promesso.