crepuscolare intesa tra versi e immagini.

crepuscolare intesa tra versi e immagini.

domenica 20 agosto 2017

Autarchia di un amore

Bastasse essere sempre se stessi
per amarsi a sufficienza -io e te-
e non dover appendere l’amore
alle labbra dell’amante lunatica.

E quel bastardo sospiro di Crono
non vestisse la tonaca del saggio
mentendo spudoratamente l’ora
allora sarebbe fantastica allegria.

-ma io e te-

Guarda laggiù l’onda muore sola
-non v’è spuma che la rimpianga-
e lo scoglio indifferente l’accoglie
se il mare non versa una lacrima.

Stanotte ti racconterò dell’amore
che ci sommergerà come marea,
forse la luna -amante prezzolata-
ci concederà lo sberleffo a Crono.

Basterà.

*foto da web elaborata

domenica 13 agosto 2017

Non sono Ugolino

Prima che la mia anima scordi la fantasia
e che il cuore perda lo scandire dell’amore
voglio sgranocchiare ancora parole e versi
e sfamare l’appetito immanente di poesia.

Voglio dimenticare su un naviglio di carta
-varato ai piedi di una laguna indifferente-
le mille e più lacrime raccolte in un pugno
pagine allibite di ricordi e utopie disattese.

[occhi distratti seguono l’alzavola in volo
mentre i gabbiani reclamano il loro cielo]

Prima che Sant'Andrea chiami al vespero
il ghiaccio che ancora m’ottunde scioglierà
e il rivolo di versi liberi dei lacci Luciferini
ricomporrà poesia in una danza sabbatica.

Voglio ricordare ogni motto, ogni parentesi
lo tsunami d’emozioni sommergerà il cuore
così dita rattrappite rivivranno al richiamo
dell’alzavola che coraggiosa sfida l’azzardo.

[la fame rinchiusa nel gelo azzanna la gola
ora che libera pretende poesie da divorare]

Non ho versi per te in pasto famelica ombra
non voglio spaccare il cuore ora che sorride
non ho dizionari appesi al mio cielo di carta 
non ho più lacrime per navigare l’orizzonte. 

E non sono Ugolino.

*foto da web elaborata

sabato 29 luglio 2017

Se poi l’età…

Se l’età mi desse prerogative uniche
finalmente conterei fuor di retorica
come guardavo l’ansare dei fianchi
quando il passo era cenno d’amore.

Ragazza mia dai bianchi piccoli seni
rosse melagrane -voglie volte al cielo-
ti racconto qui ora che non c’è spazio
per le piccole tenere bugie dei tuoi no.

Perdonami licenze che mai ho scritto
ma vivere il tuo respiro dopo l’amore
-contrattempo di nero jazz sincopato-
è come una marea che tutto pretende.

Denudati d’ogni fingimento o ritrosia
dell’abito stinto della ipocrita decenza
del comodo confondere sesso e amore
ti direi che ogni orgasmo era un crack.

Ragazza mia della vita vissuta insieme
quando si rideva delle inutili vergogne
e l’onda del mare sottolineava il ritmo
tra un su e giù e la riva spiava invidia.

Se l’età mi desse doti e virtù magiche
mentirei bluffando anche gli affanni
così nonostante l’incedere degli anni
befferei la morte con il nostro passo

Se poi…

*foto da web

giovedì 27 luglio 2017

E poi…è

e poi
e poi ritrovarsi sulla riva
-quando l’acqua si cheta-
e all'imbrunire fa gibigiana
e poi giocare a rimbalzello
e litigare ridendo sulla conta
e così m’appare oggi il mare

…è
è un’alea l’azzardo col cuore
è un desiderio bambino
è un rifugiarsi nel tuo sogno
è negare l’anima e il tempo
è dipingere i nostri pensieri
è bianco asettico delle corsie

e poi…è amare la vita

-semplice, no?-

L’ultimo amore è silenzio che non scordi più

Di terra o di mare l’eco non sortisce
quando il cielo è capovolto alla fine.
L’acqua ad ogni acuto della corriera
s’increspa gemella dei miei pensieri.

E in questi sospiri, nel vuoto di voci
-prima che il disincanto ci inghiotta-
vorrei sapere se anche ora il sorriso
colora piccole rughe sulle tue labbra.

-il gabbiano ostinato insegue un go
spuma e confusione a pelo d’acqua-

Estemporanea sospesa nella mente
l’asma della corriera uccide i suoni
riflessi sghembi di un sole indeciso
sul livido tavolaccio di laguna bigia.

Dimmi che ancora hai quel coraggio
che m’hai regalato standoti accanto
poi di nuovo -il mio respiro è il tuo-
l’alba vedrà la serenità sul mio viso.

-il gabbiano ostinato inghiotte il go
strida roche rimbalzano sull'acqua-

Di terra o di mare l’eco non sortisce
quando il cielo è orbo dei tuoi occhi
nulla ha importanza ormai nel buio
l’ultimo amore è sospiro nei ricordi.

È in questi sospiri, nel vuoto di voci
-prima che il disincanto ci inghiotta-
che vorrei sapere se allora il sorriso
stempera piccoli dolori sulle labbra.

E ti racconto della fine senza timori
quando l’ultimo amore -amore mio-
sarà il silenzio di polvere o d’acqua
e di terra o di mare l’eco non udrai.

E non lo scorderai…più.

*Marc Chagall "Over the town"

sabato 1 luglio 2017

Così cheta che pareva

[quel tuo gesto con la mano
quel tuo domandarmi vicino
quel tuo esigere le mie mani
quel tuo sussurrare il nome]

Così cheta che pareva riposassi.
M’ero illuso della consuetudine
ma il lucore dei tuoi occhi velati
ha in un amen offuscato la luce
e riacceso le mie paure, le ansie.
Così cheta che pareva sognassi.

[e al mio fianco per un attimo
un attimo lungo quanto la vita
è passato in flash back il tempo
dei ricordi che spezzano il fiato]

In un gelido spazio della mente
le immagini si sono pietrificate.
La rugiada non disdegnava l’età
-ma le ciglia rifiutarono l’ordine-
mentre il tuo respiro era nel mio
la paura piano vestiva di sollievo.

Così cheta che pareva.