crepuscolare intesa tra versi e immagini.

crepuscolare intesa tra versi e immagini.

domenica 5 marzo 2017

Tra grandi magie e piccole banalità

Ed era grande magia osservare,
-serrata tra le dita di mio padre-
quella lucente lametta d’acciaio
che appuntiva precisa e sapiente
il legno verde scuro della matita.

Lo stupore appariva sulle labbra
il sorriso rotolava nei miei occhi.
La grafite aguzzata come freccia
prendeva allora forma e dominio
-altera esibiva tutto il suo potere-

Ed è piccola banalità quotidiana
coartare il legno dall’anima nera
alla volontà di un cuore migrante
che anela il bianco di un approdo
dove incidere come fosse graffito.

Le emozioni i versi che graffiano
che riscaldano aurore anemiche,
ritornano ogni volta come allora.
È l’amore che bussa, nonostante.
-lametta d’acciaio tra le mie dita-

È la mia piccola-grande magia.

*scultura di 
Dalton Ghetti

sabato 11 febbraio 2017

Ecco, noi

Lo strillo bussa sugli scuri, rimbalza
-arrochito nella calle cerca conforto-
forse un’alzavola, un gabbiano irato.
Nulla mi distrae in questo momento
la notte mi avvolge nella sua zimarra
mi regala pensieri limpidi pel futuro.

-rumori di vetri chiusi in tutta fretta
strazi di amori scompigliati all'apice-

Seguo distrattamente rivoli sul vetro
indugio gli occhi dinanzi ai ghirigori,
assorto nei miei pensieri scrivo di me.
Intingo ciglia nel calamaio dell’anima
sono versi che moriranno in un amen
fiochi al principiare del nuovo giorno.

Sei qui, in queste parole, accanto a me
mentre graffio vetri vedo il tuo sorriso
sento il tuo respiro, i tuoi seni pulsare.
Così la melanconia pian piano dissolve
e il tempo che ancora incatena il cuore
trova rifugio sotto la sottana di Aurora.

-mormorio di vetri chiusi dolcemente
sospiro di un amore sempre all'apice-

Ecco, noi. Comunque.

(lo strillo è un’eco sbiadito che muore) 

lunedì 6 febbraio 2017

No.

Ho sognato che cadevo nel vuoto.

È in queste notti orfane di luna arancio
che la tela non ha l’allegria d’acquerello
ma il cobalto della volta celeste barcolla
vira in nero pece che spaurisce l’anima.

Ho sognato che cantavo senza voce.

Sai ho visto il dolore, conosco la paura
il groppo in gola che non t’abbandona
e non vale metterlo all’incanto nei ceri
Crono affamato è scaccino inesorabile.

Ho sognato la solitudine dello scoglio.

E poi cercare le nostre orme sulla rena.
Se il mare rifiuta l’abbraccio della riva
e ritira il suo respiro orfano della luna
potrei forse seguitare il nostro viaggio.

No.




Babele o cara

21x30 -tecnica mista- acrilici, acquerelli e matite su cartoncino