crepuscolare intesa tra versi e immagini.

crepuscolare intesa tra versi e immagini.

giovedì 22 giugno 2017

Canterei questa notte

[Seduto tra le felci, recitare versi allo gnomo
custode del fungo dal cappello rosso a pois.
Nascondere nel risvolto dei jeans fiori di loto,
penne timoniere di gabbiani sbadati, reginette
scolorite dal sale, un paguro triste e sognare
di avere ali a sufficienza per tornare a casa.]

-se solo sapessi come-

Vedi -cuore mio- non ho versi marinari -oggi-
per incantarti le labbra, ma pensieri terragni.
E’ una crociera gratis nella fantasia questa
ho burlato lo gnomo piccolo Caronte precario.

Seduto sulla rena asciugo al sole di questa estate
vendicativa i sogni intrisi della rugiada silvana
e consolo il cuore raccontandomi di incontri
con balene albine, Moby Dick e Capitani Achab.

-se solo sapessi cantare-

Troppo cuore giullare mal s'addice a un vecchio
-viandante portoghese- come me che attraversa
gli anni sulle ali della fantasia pur di non pagare
il prezzo del biglietto sull'accelerato della vita.

La meridiana degli anni racconta di ombre testarde
sempre più lunghe, riottose a qualsiasi mediazione
se non fosse che il cuscino stanotte non m’ha patito
lo gnomo mi è apparso tra le piccole foglie d‘edera..!

-se mi ridate il sogno, ci provo-

giovedì 15 giugno 2017

Eredità

T’ho lasciato uno sbaffo d’azzurro
un foglio bianco -una matita di legno sincero-
quattro righe sul bordo -una virgola, un pensiero-
una gomma morbida come il burro.

Scrivimi con i pensieri appesi al cielo
chiudi gli occhi, sono lì -tra due parentesi infinite-
colora d’azzurro la mia ombra -è tua, usa le mie matite-
troverai la mia impronta sul tuo telo.

T’ho lasciato un mazzo di parole sull'uscio
legale al cuore con la marea che ti porterà la luna
stasera fanne un falò per una -sarabanda sulla rena-
non scordare l’azzurro -tra il fuoco e il guscio-

Scrivimi adesso -che ancora non volo-
senza ali sono ancorato l’amore che non muore
non buttare via quel foglio intriso di lacrime e dolore
ho l’azzurro -in questi versi e ti consolo-

T’ho lasciato un -aquilone di carta velina-
la coda di anelli azzurri intrecciati a mo’ di catena
tienilo stretto tra le dita quel filo che t’allevia la pena
ti porterà da me -ci ameremo stamattina-

Non servirà notaio.

mercoledì 14 giugno 2017

Se non avesse senso la vita me la giocherei

Se non avesse senso la vita accanto alla tua donna,
non avresti notti insonni, letti sfatti, tazze del caffè
bruciate -occhi pesti al mattino guardando il cielo-

È il precetto che la vita ha scolpito nella tua anima
graffiando il cuore ogniqualvolta il battito latitava
-non ho smesso d’averti accanto, mio metronomo-

Scandisci ancora il ritmo della mia vita.

Se non fosse che ormai scambio gabbiani per virgole
e il nero dei tasti racconti di algide lune orbe di stelle
a letto inseguo anni bambini col retino per le farfalle.

È la stagione della vita che porta con sé colori pacati
tenerezza agli angoli degli occhi che scolorano realtà
e poche bracciate di mare che separano all’attracco.

Ti voglio così come la marea t’ha segnato.

Se non sapessi che vita è stata scritta nel libro mastro
chissà dipingerei un’età di girotondi e voli d’aquiloni
e il nostro inventarsi sul cuscino scioglierebbe il buio.

È prendersi per mano sorridendo dei passi malfidenti
-guardie giurate di anni insicuri ingabbiati nel torace-
rughe di giocatori professionisti alla roulette della vita.

Se non avesse senso la vita me la giocherei. 

Il mio resto sul rosso, s'il vous plait


giovedì 1 giugno 2017

Fado (di coraggio, sorrisi e nostalgiche note)

(tre bianche monachelle in processione)

Ahimè anime insofferenti lungo il Corso
che fugaci rimandate bianchi ectoplasmi
e riflettete indecenti ombre nel bicchiere
vi tuffate senza ritegno nel rosso cinabro.

(lo struscio aliena, non fa distinzioni)

Due occhi di basalto si riflettono nei miei
su una carrozzella -da iniqua pena legata-
un’anima bambina mi osserva incuriosita
sorride serena al duro inciampo della vita.

La bandana arcobaleno che cinge la fronte
è urlo di fantasia mai arresa al nero dolore
è pretesa di prati tinti d’azzurro fiordaliso
è inno alla vita nonostante il mondo cieco.

(ora sì, ora è musica lontana)

Cos’è questa musica queste note -nostalgia-
come ballerina triste di una Lisboa Antigua
vita zingara -“cigana” dai troppi sì concessi-
fascinosa etera, col sorriso pretendi il saldo.

Chiedi pure a me che ho ballato queste note
ingannando ombre e ciottoli lungo la strada
-che ho affogato nella laguna sogni e alianti-
e che tuttora sorrido del mio cuore bambino.

(è nostalgico Fado?)

Chissenefrega, nacchere!

Ole'!


domenica 21 maggio 2017

Tuona

L’ultimo tuono ha rintoccato quasi fosse vespero
e il frullo subitaneo della fuga atterrita di nere ali
scrive rondini in cerca di riparo al limite del cielo.

Mentre ancora tacito il soprassalto all’inchiostro
parole come gocce rosso sangue colano dai versi
-scrivo in apnea aspettando la lama del fulmine-

Ancora non si arrende al sole questa primavera
-ho la testa incollata con la pece alla malinconia-
è vento che viene dal mare che spettina l’anima.

Tuona ed è l’ultimo rantolo della notte deflorata
guardo l’edera tremebonda sul poggiolo -sorrido-
chetati pianta pusillanime che è solo pantomima.

Chiudo gli scuri sul tuo profilo che appare laggiù.

Piove, mi giro sul cuscino e il cuore tuona.


A bout de souffle

Nel vuoto pneumatico dei miei pensieri cerco
Non ho luci in tasca né indovini al guinzaglio
Toglietemi dal polmone d’acciaio delle utopie
Ho una voglia di respirare aria vera -sincera-

Quanto costa l’ossigeno del tuo amore, cuore?
Una nuvola bianca di occhi -sorrisi oltremare-
Bastano a raccontare mondi irreali -mentono-
Torno a contare i passi che mi separano da te

Ma nel girotondo di nuvole e anemico sereno
Il gabbiano trova il modo di straziare il grido
E se lo scoglio immobile attende l’abbraccio
Perché mai dovrei temere per la tua assenza?

Non ho paura del vuoto ma l’assenza d’amore
Che senso hanno stasera queste parole legate
Una gabbia di lacci emostatici e aghi d’acciaio
Lascia filtrare voci, emozioni -ritengo il fiato-

L’urlo tace -il cielo è attonita ardesia appesa-
Ancora un attimo di stupore e poi sarà apnea
Dell’incoscienza del coraggio senile ti parlerò
C’è uno spiraglio il cuore quietamente respira

Te




sabato 20 maggio 2017

Ninna nanna amore

Strappami il cuore che urla il dolore sconfitto con un sorriso
Strappami il cuore che ferisce l’anima col bianco delle corsie
Cucimi l’anima col refe del coraggio che mi dai coi tuoi occhi
Rattoppami il sorriso sulle labbra sgangherate dalle cicatrici

Se avrai coraggio -disse la puttana dalla sottana larga e nera-
Se avrai coraggio salirai sulla coda della cometa dei Re Magi
Volerai, sì, come Peter Pan e coccolerai il tuo cuore bambino
Gli racconterai di come una fiaba possa vincere il tramonto

Graffierai il cielo medicando i lacerti d’azzurro con abbracci
Conterai i lettini soffocando le lacrime pensando all'ignavia
Degli uomini per non dimenticare che l’Isola che non c’è è lì
Scriverai una ninna nanna di versi disperati ma sinceri, veri.

Lasciami sognare mia poesia che non ho le ali, non so volare.

Ninna nanna amore.

*foto da web

venerdì 19 maggio 2017

*Lapis much fa spegash

La notte stiracchia le stelle.

Ho passato una vita a raccogliere appunti dappertutto,
ovunque vi fosse una briciola di spazio su cui annotare,
aggiornare il diario del mio errante viaggio di nomade.

Poi il primo inciampo, la matita che si sbriciola in mano
l’anima ti nega il sia pur piccolo anfratto su cui scrivere
il cuore che latita inseguendo chimere di venti stranieri.

Fuori minaccia temporale.

Vorrei una finestra aperta sul futuro -limpidi occhi azzurri-
ma hai comprato infissi di vile legno dal Geppetto di turno
che ti ha beffato come un qualsiasi Cananeo miscredente.

Sono rimasto con un legnetto inutile tra le dita e un groppo
di ricordi, ritardi da raccontare -ma sono solo sgorbi ormai-
e mi affaccio alla notte mentre diluvia e non ho inchiostro.

*Lapis much fa spegash

Le stelle ora sono degli sgorbi iridescenti che fuggono ad est
il vento è brezza che viene dal mare, Aurora pudica si riveste
la finestra non si apre, sprimaccio l’anima e lì mi accoccolo.

Spesso la vita non è che uno sgorbio di matita spuntata.

Chissenefrega ho la gomma, io.

*la matita spuntata fa sgorbi (vernacolo milanese)

immagine da web

domenica 14 maggio 2017

C’era una volta Poesia

Eri nel mio cuore -spina dolorosa- e poi
svanita nel nulla della matura ragione
e dalla antica consuetudine di un amore.

-atteso accanto-

Paure ancestrali, indecenti maldicenze
-congiunzioni astrali, battiti condivisi-
poi sorrisi incatenati a una massa di bit.

Parole e sospiri che graffiarono la rena
-ora fagocitate per sempre dal mare-
la marea ne ha cancellato le impronte.

-restano i versi-

Con te accanto, Poesia scriverei versi
ma tu amante mia di disperato amore
te ne sei andata senza abbracciarmi.

-c’era una volta Poesia-

Tu, mia Musa tornami ancora nel cuore
sarà dolore ma i versi scorreranno liberi
e la gabbia che li costringe si spezzerà.

-oh mio canuto Peter Pan-

Rinnovato incanto di un volo temerario
ancora sorriderò tra un battito e l’altro
e tu -mia Musa- guiderai la mia mano.

-sarà sereno l’approdo-

Qui.

venerdì 12 maggio 2017

Incompiuta età (noi, anime borderline)

[Ancora compitar dei miei andati lustri
se quelli attesi paiono anguille al laccio?
Cos’altro disegnar coi miei colori accesi
se tele come lacerti di Salomè discinte?]

(stranito cielo)

Mi osserva come amante -disillusa poesia-
incerto se lasciarmi tra le coltri della notte
o straziarmi gli occhi con la beltà d’Aurora.

(aspettami)

Tu, nera Signora anche stavolta hai atteso
con la sottana sollevata -vecchia puttana-
ma non hai ancora incassato il mio debito.

(mentre io)

Seguo le improbabili e ardite volute di ali
-lassù tra l’ardesia e la mica color argento-
e le rondini che beffano gabbiani arrochiti.

[Vivo così, tra l’azzurro e il cinerino cielo
il rosso dell’amore e la speranza nei versi
con il cuore -incerto bambino incanutito-
indeciso se compitare o resettare il tempo]

In bilico, al confine tra il sogno e la realtà.


domenica 30 aprile 2017

Ad occhi chiusi

“Se devi credere ai demoni notturni
troverai albe leviatane ad attenderti.
Se devi accendere ceri alla speranza
ricordati che lucignolo arde in fretta.”

Quant’è meglio sai un ossuto bastone
-di quelli di solido legno al comando-
le tue braccia martoriate comunque
reggeranno il volo nell’ignoto atteso.

Potrei abituarmi al piacere del buio
vasta distesa del niente dove il tutto
spazia senza confini e lascia a terra
rimpianti, amori -stanche vestigia-

Ad occhi chiusi accetterei quel salto
adagiato sul tuo sorriso senza paura
m’inoltrerei lungo quel viale scabro
decifrando il sussulto dei tuoi seni.

“Se credi alla magia delle eteree ali
cerca tra aurore discinte l’efebo sole
ma se accendi il cero della speranza
non scordarti il pegno allo scaccino.”

Sbrigati allora, che il buio scalpita.

* immagine da web elaborata

venerdì 21 aprile 2017

Aglio, olio e peperoncino -il sapore della vita-

Aglio olio e peperoncino -tracce salate sulle labbra-
non lo sapevi che i ricordi lasciano sapori e sospiri?

Guardami stasera mentre al tuo fianco m’accoccolo
come un pulcino bagnato dopo un tuffo nel passato
e un sorriso ebete stampato negli occhi mi dipinge.

Guardami mentre le dita annaspano l’aria -cercano-
i pochi spiccioli di vitalità che giusto i sogni donano
stringimi a te nonostante la vita ci metta all'angolo.

La luna stravolta di questa notte d’Aprile ingiurioso
è un piatto sporco stanco d’avanzi di stagioni scotte
e il desco è orfano della tovaglia ricamata di stelle.

Abbracciami allora mentre come un pilota navigato
invento una rotta che ci porti all'unisono al nirvana
e abile chef t’imbandisco una favola ricca di spirito.

Aglio, olio e peperoncino? Ha ancora sapore la vita…

*immagine da web

giovedì 30 marzo 2017

Opium

Tempo.

Sgattaiola lesto dalle dita
come ladro smaliziato
in una notte senza luna.

Filtra sinuoso dalle nocche
come irresistibile danza
di procace odalisca discinta.

Ancora un sorriso, un respiro
sì, ne godo di soppiatto
lo rubo alla vita, spudorato.

Onirico ora mi attraversa
-la tua schiena tra i papaveri-
è canto per le mie labbra.

È tempo.

Laceri il cielo -mantide golosa-
mentre il mio respiro, ratto
si aggrappa unisono al tuo urlo.

Brandelli d’azzurro tra le dita
-sorridi al nuovo cielo-
il sogno è una vampa rossa.

Furtivo raccolgo papaveri
-ne farò un racconto-
stempero amore tra le nuvole.

Io drogato di tempo -di attimi-
sento i versi pulsare, poi
l’incipit è nei lacerti di cielo.

Opium.

Opium
Acrilico su tela
60 x 120

domenica 5 marzo 2017

Tra grandi magie e piccole banalità

Ed era grande magia osservare,
-serrata tra le dita di mio padre-
quella lucente lametta d’acciaio
che appuntiva precisa e sapiente
il legno verde scuro della matita.

Lo stupore appariva sulle labbra
il sorriso rotolava nei miei occhi.
La grafite aguzzata come freccia
prendeva allora forma e dominio
-altera esibiva tutto il suo potere-

Ed è piccola banalità quotidiana
coartare il legno dall’anima nera
alla volontà di un cuore migrante
che anela il bianco di un approdo
dove incidere come fosse graffito.

Le emozioni i versi che graffiano
che riscaldano aurore anemiche,
ritornano ogni volta come allora.
È l’amore che bussa, nonostante.
-lametta d’acciaio tra le mie dita-

È la mia piccola-grande magia.

*scultura di 
Dalton Ghetti

sabato 11 febbraio 2017

Ecco, noi

Lo strillo bussa sugli scuri, rimbalza
-arrochito nella calle cerca conforto-
forse un’alzavola, un gabbiano irato.
Nulla mi distrae in questo momento
la notte mi avvolge nella sua zimarra
mi regala pensieri limpidi pel futuro.

-rumori di vetri chiusi in tutta fretta
strazi di amori scompigliati all'apice-

Seguo distrattamente rivoli sul vetro
indugio gli occhi dinanzi ai ghirigori,
assorto nei miei pensieri scrivo di me.
Intingo ciglia nel calamaio dell’anima
sono versi che moriranno in un amen
fiochi al principiare del nuovo giorno.

Sei qui, in queste parole, accanto a me
mentre graffio vetri vedo il tuo sorriso
sento il tuo respiro, i tuoi seni pulsare.
Così la melanconia pian piano dissolve
e il tempo che ancora incatena il cuore
trova rifugio sotto la sottana di Aurora.

-mormorio di vetri chiusi dolcemente
sospiro di un amore sempre all'apice-

Ecco, noi. Comunque.

(lo strillo è un’eco sbiadito che muore) 

lunedì 6 febbraio 2017

No.

Ho sognato che cadevo nel vuoto.

È in queste notti orfane di luna arancio
che la tela non ha l’allegria d’acquerello
ma il cobalto della volta celeste barcolla
vira in nero pece che spaurisce l’anima.

Ho sognato che cantavo senza voce.

Sai ho visto il dolore, conosco la paura
il groppo in gola che non t’abbandona
e non vale metterlo all’incanto nei ceri
Crono affamato è scaccino inesorabile.

Ho sognato la solitudine dello scoglio.

E poi cercare le nostre orme sulla rena.
Se il mare rifiuta l’abbraccio della riva
e ritira il suo respiro orfano della luna
potrei forse seguitare il nostro viaggio.

No.




Babele o cara

21x30 -tecnica mista- acrilici, acquerelli e matite su cartoncino

martedì 31 gennaio 2017

Ho vissuto cantando (memories)

oh vita matrigna/dalla larga sottana/
vita strozzina/di cambiali da puttana/
quel che hai dato/interessi esagerati/
non t’eccitare/col sangue li ho pagati

Dicono avessi una bella voce giovane
perché mai ho inanellato note bolse?
Non ho più chitarra e dita per accordi
sfumati tra spartiti e notti senza lune.

Vorrei raccontarti ancora fole allegre
con l’innocente incoscienza del bimbo
che non ha mai voluto donare al vento
il suo nido sull’aquilone della fantasia.

oh vita matrigna/dalla larga sottana/
vita strozzina/di cambiali da puttana/
quel che hai dato/interessi esagerati/
non t’eccitare/col sangue li ho pagati

È un mantra ancora canto nonostante
quel tuo sorriso sulle mie note canute
racconti come il tempo benevolmente
abbia celato alla vita l’ultimo spartito.

Ho pochi spiccioli di cuore indolente
da dedicare al canto -le ultime note-
vorrei che fosse duetto, un’esibizione
da applausi e che la vita rosichi pure.

Nota su nota a squarciagola. Ancora.

Io e te.

mercoledì 25 gennaio 2017

Decomposizione finale

[falci -parentesi- apprensive ipotesi alate
chiosate su uno spartito azzurro ipocrita]

Quella falce bianca e nera lassù si inclina
una folle parabola il tuffo nella bambagia
che un cielo sbrindellato ha abbandonato
-lacerti bianchi, stelle filanti nel turchino-

Conosco queste esibizioni, la mano esige
un sospiro  -tempo per riflettere il segno-
per stemperare l’ansia, l’amore sul foglio
e fermare l’attimo di quel colore volubile.

[le parentesi lassù racchiudono il dolore
-falci ingorde si tuffano nel verde laguna-]

Vorrei rubare quel tuo sorriso in un flash
-ma la tenerezza ha ormai chiome nivee-
nella mia tavolozza v’è solo nero seppia
e il rosa ha sapore antico di amore perso.

Guardo il cielo lassù -il capitombolo urla-
una falce ardita ora ha lacerato l’azzurro
mi ricorda che nell’amore ci vuole cuore.
Come ricomporre un’idea di tranquillità?

[è una pista quadrata, e sul palcoscenico
della vita il mio volo senza ali è schianto]

I colori non consolano è decomposizione?

È una parentesi.

Decomposizione finale

Olio e acrilico su sughero -cm.35 x 45-





































venerdì 20 gennaio 2017

Famelico amore

È stato il vento, un fortunale improvviso
forse un maestrale incattivito dai ricordi?
Veloce, violento nel suo spazzare l’anima
ha stralunato i sospiri, allibito i pensieri.

È stato il vento che scoperchiando il vaso
donò cenno d’intesa a Pandora assopita?
Eppure nell’otre di cuoio del progenitore
ebbe fratelli in egual misura amati e cari.

Forse fu rabbia o forse fame d’amore.

Questa fu la visione allo scemar del sonno
che mi colse all’addiaccio scalzo sull’assito
lo strabuzzar degli occhi pittava coi colori
fantasie di amori esplosi e mai ricomposti.

Ohi come sbatte sul canterano dei ricordi
rivoltandone i tiretti spazzando gli album
e in quel turbinare di logore icone amanti
mi ritrovai ad inseguire un sogno canuto.

Fantasia di un amor famelico deflagrante
-ma ho tra le dita una tavolozza di laguna-

La fame si calmerà?

Se mai.

domenica 8 gennaio 2017

Un fiore e un sorriso

Ho un davanzale cosparso di briciole
-avanzi di ore licenziose, obnubilate-
in attesa di qualche passero tiratardi
o di qualche gabbiano mistificatore.

Una tavola imbandita?

Svegliarmi e trovare il marmo spoglio
-bianco sudario a cui affidare il sorriso-
le labbra anelanti un vento straniero
che lasci spazio a un fiore taumaturgo.

Una tela immacolata?

Un viola immaturo di more sottobosco
-agro sapore malgrado il sole generoso-
mi aspetta mentre stempero il dolore
dei versi vuoti dell’amaranto della rosa.

Un sogno di cuore vespertino.