crepuscolare intesa tra versi e immagini.

crepuscolare intesa tra versi e immagini.

domenica 27 dicembre 2015

Un tempo diverso (ou le mal de vivre)

(di quel tempo sì diverso e parallelo
così incastrato tra l’anima e il cuore
conosci il respiro dei versi e l’amore
urlati dal vento che percuote il cielo)

È uno stipo, un cassetto
uno sgabuzzino, un angolo segreto
una scatola di scarpe chiusa con lo scotch
un diario ingiallito protetto da un lucchetto.

È il tuo rifugio, la cassaforte, il salvadanaio
dove nascondere e conservare i tuoi se, i tuoi forse
il tuo “mal de vivre” i tuoi reconditi umori, i desideri
dove tutto hai stipato alla rinfusa, in un allegro ginepraio.

È un tempo abortito, mai nato, mai vissuto
eppure mai così desiderato dalla tua anima inquieta.
Cosa ti manca? Ti sei chiesto spesso mentendo la risposta:
la chiave per aprire la porta, il lucchetto, la penna per contarlo?

Ma in quel tempo diverso anche le bugie avrebbero sorriso di te.


martedì 22 dicembre 2015

Calce viva (ranuncoli disattesi)

In questo solstizio d’inverno
così uggioso di nebbia marina
un fiore lasciato sul davanzale
è quasi speranza di primavera.

c’è chi innalza muri di parole
-calce viva per un sole malato-

Più in là un vecchio colorato
sul sagrato soffoca gli auguri
tende la mano ma infastiditi
scostano lo sguardo i parolai.

c’è chi annega speranze di vita
-calce viva per anime indecenti-

Un Natale così è da seppellire. 

venerdì 18 dicembre 2015

Steli recisi -rose di mare-

Li incontro -spesso ci inciampo-
nel tunnel chiaroscuro della vita
sono sogni bugiardi da uccidere
prima che venga l’alba -vita mia-

Recido rose -l’alba non perdona-

Queste poche righe -senza spine-
anemoni che profumano di mare.
Ma sì, se non fosse perché mi ami
diresti di me che ho perso il lume.

Rose di mare senza steli né spine.

Le rose spesso tradiscono gli steli
tu ignorale, lasciale al mare, però
ho poco tempo -il blu mi attende-
e le parole sono rasoi affilatissimi.

L’alba non perdonerà le mie bugie
le regalerò un mazzo di steli recisi.

Riemergo.

(immagine da web)

venerdì 11 dicembre 2015

Perché ci vuole cuore

stasera
per deflorare questo silenzio inquieto
-foderato di caligine ovattata-
che rabbrividisce sul marmo della panchina

ci vuole cuore
raccontar discreto di te in punta di piedi
-ma il pensiero che tuona nella mente-
non ha rispetto alcuno e spoglia la tua anima

chiamare gabbiano  
la tua solitudine e accoccolarsi nella poesia
-quasi tra le braccia di un’amante-
tu, Peter Pan accucciato in questo spigolo di cielo

e ne vorresti ancor di più
per fare spazio all’umanità che preme
-accogliendo le piccole bare in fondo al mare-
mentre sorridi a chi il suo spazio ha di già avuto

ma -forse- ci vorrebbe un altro cuore


giovedì 3 dicembre 2015

Namastè

Non è l’aria di Natale
non l’agrodolce profumo
di mandarino sulle dita.

Non sono aghi di pino
che crocchiano allegria
ai passi sotto le scarpe.

Non è la piva nomade
non l’invito di ceri accesi
è un’apnea che sa di sale.

“non ancora” -è urlo di sirena-

[Ora il Natale sulla marina
sfila gelido sul bagnasciuga
e l’inverno indossa la morte.
Sul corso cristalli sanguigni
allettano etere incellofanate
come strenne donano oblio]

“non ancora” -è tuono di bomba-

Namastè mondo, è ora.


martedì 1 dicembre 2015

Volevo scriverti una poesia (luci e ombre)

Volevo scriverti una poesia stanotte, ma stolto
-ho baloccato il tempo inseguendo una farfalla-
Lei infiltrata chissà come tra gli scuri socchiusi
io perso in un infantile svago di luci e di ombre.

Volevo pittarti coi versi iridati delle sue ali, ma
-la porporina s’è stranita in volo e il refolo ride-
La tela è pelle in controluce, ora l’ombra è rena
gioco nel sogno e dipingo falene come tatuaggi.

Volevo scriverti una poesia, ma tu sei volata via
il sole uccide i sogni all'alba e la rena si sfarina.

*immagine da web

sabato 28 novembre 2015

Svicoli d'anima

Lo svicolo è quel sito dell’anima amica
dove il cuore spaurito spesso si rifugia
è la coperta calda nella notte innevata
dove l’abbraccio della madre rassicura.

Svicoli quei spigoli che m’hanno velato
che spesso ho affittato a prezzi di saldo
riparandomi così dagli insulti della vita
mentre l’anima ingorda esigeva la retta.

Forse gioco lessicale, una provocazione
-un sondare amori e dolori sottotraccia-
spogliarsi di orpelli e timori dell’ignoto
abusando d’ogni angolo buio e riparato.

Fin qui t’ho raccontato -di me il ritratto-
ma quante volte dovrò svicolare ancora
per non cedere alle tue tenere trappole?
L’anima è colma, non v’è spazio alcuno.

Necessito nuovi svicoli, un’anima nuova.

Per non svicolare ancora.


venerdì 27 novembre 2015

Guardo fuori -la vita è una pazza fola-

[oplà Mangiafuoco s’incendia sull'assito
“telone” -reclama- ma il gatto s’è sparito
la volpe è senza l’uva nonostante il salto
la fola scolora nell'acqua color basalto]

*****
Tu che appoggiato al finestrino
vedi riflesso nella laguna il viso assopito
della compagna accucciata accanto e che dalla vita
ha avuto come pegno solo cambiali di tempo mai vissuto.

Tu che pensi lo scrivere sia vano
mentre bestemmi i sobbalzi della corriera
ricordi d’un tratto che la Signora vi ha visto guerrieri
vincere insieme il dolore col sorriso ogni dì più sfrontato.

Tu che hai annebbiato il finestrino
che fingi siano condensa quelle gocce tra le ciglia
tu che hai parole inespresse -falsa anarchia- sulle dita
ricordi a ogni pietra quale amore ci sia in quel viso assopito.

*****
[piove sul carro ora lo spettacolo è finito
aironi e gabbiani -pubblico senza invito-
non levano in volo e straniscono l’elogio
laguna e Mangiafuoco eran sortilegio?]

Guardo fuori, ma piove dentro.




lunedì 23 novembre 2015

Profumo

Oggi basta uno straccetto di nuvola
-occhieggia come audace minigonna-
che gioca e circuisce un timido sole
ed ecco arrivare il profumo del pane
che avvince e addolcisce il salmastro.

Ho poco tempo per decidere la rotta
quale scia seguire, poi la nave salperà.
Profumo. Profumo di donna -ricordo-
quel ticchettare ritmato sul selciato,
il seno affannoso che insegue il passo.

Le nuvole si diradano e un cereo sole
s’affaccia con il pudore di una vergine
scopertasi attrice di un gioco ardito.
Affretto il passo -ho comprato il pane-
la nave salpa indifferente ai desideri.

Lascio alle spalle questa confusione
questo pot-pourri di profumi -ricordo-
“Venezia, andata e ritorno. Grazie”
Sul ponte guardo sfrontato l’orizzonte
respiro il mare, la scia. Non mi volto.

Il mare -stanotte- è tutt'altro profumo



sabato 21 novembre 2015

Quanti gradini hanno le scale del cielo?

Ma quanti gradini hanno le scale del cielo?
Guardo il soffitto e l’azzurro sbianca l’intonaco 
lo stanzone è scrostato come l’anima che urla.

Non c’è dolore compagno allo strazio del cuore
gemello alla contezza che quando tutto finirà
dovrò salire quella scala mozza fiato -ne avrò?-

Ma quanti gradini hanno le scale del cielo!
Ho perso il conto mentre abbraccio i tuoi occhi
stanotte il tuo respiro -la tua tenerezza- è il mio.

Piove -acqua su acqua- il sogno scivola piano
e dondola beffardo sul canale, mi canzona.
Non ho stivali acconci per salire quei gradini.

Sorridi, contarli è esercizio inutile. Non ora.


Questi miei anni tra quiete e soprassalto al cuore

È arduo raccontar la quiete di questi miei anni
è arduo scovarne il tremolio, il tenero affanno
e seppure ora sia tempo di ormeggiare il legno
all'orizzonte l’approdo non sarà fata Morgana.

Potrei evitar la conta, ma l’eco ancora m’assale
l’eco di quei dolori sepolti dall'ignavia al cuore
potrei, ma non sarebbe sincero il mio racconto
e tu volgeresti altrove i tuoi occhi per l’inganno.

Vorrei la poesia che buca l’anima che emoziona
poesia che graffia ma solo se ne abbracci i versi
l’angustia muore, t’apri al sorriso e illudi Crono  
mentre vesti di quiete l’amore che vai scrivendo.

“Questi miei anni agili ninfee
ballerine sospese sulle punte
étoile provette di passi arditi
dispensatrici di labile quiete.”

Sino al prossimo soprassalto al cuore.

*immagine da web

domenica 15 novembre 2015

Il ruzzolo delle nuvole

[e poi le nuvole ruzzolarono
lo scoppio atterrì le garzette
così livido m’apparve il cielo]

Sui vetri riflessi rosso sangue
un’emozione che serra la gola.

[la televisione urla la morte
il vento che passa indolente
racconta dell’odio assassino]

Se le nuvole tacessero il piombo
potrei scrivere ancora della vita.

[e poi le nuvole annichilirono
il pianto piovve irrefrenabile
del ruzzolo s’imprecò il dolore]

L’alba allinea petali sulla strada
vittime ignare di una icona folle.



sabato 14 novembre 2015

Mattanza (quale Dio?)

Quale Dio? -nel nome di quale Dio-
s’è spenta la luce nella vostra anima?

Quale bestemmia è l’oro che premia
la morte nei cuori, nelle vostre mani?

Quale fede distorta è valore assoluto
che misconosce il disprezzo umano?

Quale cielo infine è grembo complice
che vi assolve dopo l’orrida mattanza?

Quale Dio?

In nome di Dio.

venerdì 13 novembre 2015

Ti porto al mare

Stasera ti porto al mare
dai, véstiti d’autunno
che il mare d’inverno
beffa le ciglia, trascolora.

Una foglia di platano
dondola nel canale
vieni, la laguna gioca
e spettina l’onda ribelle.

Briciole di luna sul seno
a piedi nudi, ricordi?
Noi e le risate di sera
noi e l’amore sfrontato.

Al mare.


giovedì 12 novembre 2015

vanessa: Ascoltando l’arte, l’amante

vanessa: Ascoltando l’arte, l’amante: Ma che ne sai tu che hai bruciato il tempo  -mentre guidavi i tuoi anni a velocità folle- pugni in tasca e orgoglio da qualche parte,  ...

martedì 10 novembre 2015

Ho provato sai (troppa nebbia tra le dita)

[la tenevo tra le dita come una volta
mi sorprendo di saperlo fare ancora
un moto di tenerezza -l’ho guardata-
poi ho violato il bianco di quel foglio]

Ho provato sai
a credere che ancora la magia di un tempo tornasse,
che facesse scorrere la matita senza indugi e intoppi
ma il campanile sul corso impazza oh Dio fermatelo!
I rintocchi inseguono la grafite -s’è impastata- piove?

Avrei voluto dirti sai
che l’emozione l’avresti trovata tra i miei chiaroscuri,
le mie volute -le mie fughe- nei soqquadri degli spazi.
Albeggia, sono tornato alla tastiera -ho perso ancora-
guardo il foglio no, non mi riconosco in questo cielo!

C'è nebbia fuori e piove tra le dita -mare tra le ciglia-

lunedì 9 novembre 2015

Zoppia di un tempo diverso (asincronia d’amore)

la ruvida astratta nostalgia 
di un tempo diverso
mai vissuto -mai respirato-
è carta vetrata

di quel tempo disegnato
sulle punta delle dita
di profumati -aspri colori-
è tela violentata

del blu di quelle labbra
rapite alle more -alle spine-
di quei passi di danza
è ritmo diseguale

di quel tempo impari
è rimasta solo la zoppia
di un cuore -un respiro-
è asincronia d’amore

e il tuo tic-tac sull’anima
nello scorrere delle ore aliene

*opera di Vladimir Kush

mercoledì 4 novembre 2015

Brogliaccio d’amore e poesia

Scorre la laguna sui finestrini -come sempre-
i pensieri seguono traiettorie ormai consuete -ti penso-
Incido sul vetro la malinconia di questi versi
graffio con le unghie un desiderio di libertà -non ho ali-

Lascio alle mie spalle quattro camici bianchi
mille tuffi al cuore e un pugno di speranze -mai dome-
In una sorta di “sliding doors” entro ed esco
perso nella stanza degli specchi al luna park della vita.

Non è primavera anima irrequieta, gli spifferi
della disillusione ti aspettano, dietro la prossima porta.
Presto sarà Natale e un rocchetto di refe rossa
sarà compagno dell’ago che suturerà le ferite novelle.

Nell'atelier di un improbabile designer di ali
forse troverò le piume acconcie per il mio volo agognato.
In un fermo immagine questa corriera sfiancata
m’appare simile alla mia anima nuda -alla tua mercé-

Prendo nota. Ho straziato le unghie sul finestrino
ma lo scorrere del tempo sulla laguna irride il desiderio.
Non posso volare, non c’è spazio sulla schiena
solo il sogno tatuato tra un punto e l’altro -chimera-

L’alzavola straniera litiga il posto sulla barena, ma
è tardi anche per volare mi fermo qui -e sogno fiordalisi-

La corriera va. Tra i campi di grano.


domenica 1 novembre 2015

Fiaba di un poeta folle (la fine)

il poeta la cercò all'inizio dell’infinito

[ma l’inizio dell’infinito ha due porte
due campanelli due toppe da infilare
due opportunità di irridere la morte
cieli diversi d’amare o bestemmiare]

così il menestrello sbeffeggiò l’aedo
quando il poeta misurò il suo dolore
e nel castello l’argento fu verderame
e nel fossato i cuori degli amori finiti

ora la luna mi sorride senza inganni
ora ti posso narrare come poeta folle
ora ho la licenza d’amare come vuoi
ora ho l’età e posso scegliere la toppa

ora ho la chiave -il castello s’è sciolto-  

[ma l’inizio dell’infinito ha due porte
due campanelli due toppe da infilare
due opportunità di irridere la morte
cieli diversi d’amare o bestemmiare]

ora non ha la poesia -il poeta impazzì-



sabato 31 ottobre 2015

Fiaba di un poeta folle

c’era una volta...

e un castello di carta stagnola
il poeta piegò con incerti gesti
-mani canute restie agli ordini-

e una finestra aperta sul mare
una strada ferrata dimenticata
una serenata -miagolii e strida-
aprì il cuore al sogno del poeta

e tu eri lì nelle orme sulla rena
nel respiro delle onde del mare
nell'ammiccare della luna etera
nella pazzia di lucciole nel cielo

e il poeta s’innamorò nel sogno
il cuore silente -anima assopita-
donò i versi a quel vento ribelle

e tu eri lì, all'inizio dell’infinito

to be continued…


venerdì 30 ottobre 2015

Voglia di caffè

Inevitabile lo sguardo alla laguna impietrita
mentre la corriera va soffoca metri sul ponte
dal finestrino tagli di luce sull'acqua cinerea
fanno gibigianna col pallore di un sole restio.

Le barene paiono pallottole di carta da pacco
fradice e spugnose risaltano col loro nocciola
dipingono sullo specchio immoto come vetro
una inattesa estemporanea dai colori uggiosi.

Anima mia irrequieta ancora non t’è abitudine
questo tuo pencolare questa tua basita apnea?
Dovresti annegare gli occhi e scatenare i versi
ogni volta che assisti a queste mise-en-scéne.

Ho negli occhi la carta da pacco color nocciola
-vorrei tingere i capelli di mare ma poi scolora-
Oh sì annegherei volentieri tra queste lenzuola
ma vienimi vicino ho troppo da raccontare ora.

Ho voglia di caffè.

mercoledì 28 ottobre 2015

Verde eskimo e blu denim

[e poi sono tornato -scalzo-
ma negli occhi ho il sorriso
di quel piccolo, nuovo cria
che il mondo ha chiamato]

Milano -i colori sfumano-

Anche la memoria degli anni
s’è persa la rotta del paradiso
quando -mio cuore nomade-
calzai jeans, spiegai ali ribelli.

E sono tornato là nonostante
-negli occhi lacrime di nebbia-
il Naviglio coccoli la mestizia
dei colori annegati dell’utopia.

Verde eskimo e blu denim.

venerdì 23 ottobre 2015

Acquerello

Il vento d'autunno ha sparecchiato il cielo.

Briciole di luna -avanzi di stelle innamorate-
tingono l'acqua screziandola di rame e d'ottone,
non ho mai visto un cielo così limpido e terso.
Questa è una di quelle giornate che la laguna
regala agli spettatori dal cuore disattento.

[giochi di luce ambrata sul mio bicchiere
regalano fantasmagoriche danze leviatane
m'invitano, seguo l'ombra che mi avanza]

Dal ponte, i riflessi delle case e delle barche.

Pennellate sapienti -tinte pastello, delicate-
intinte nella laguna, tavolozza dei ricordi,
stingono allo sguardo come lacrime iridescenti.
Una goccia scivola lenta, svanisce nella ruga
del viso e, come falena all'ultimo volo, muore.

Acquerello, sino al primo refolo di vento.

mercoledì 21 ottobre 2015

Tu -mia poesia-

tu, poesia clandestina
falena -sfuggita-
alle trappole dell’anima

mia poesia ricattatrice
tu voli -adesso-
arrogante poesia di sale

non chiedermi che sarà
di me -domani-
quando il sale brucerà

(delle cicatrici sospese
tu sai, conosci l’itinere)

-no davvero-

non chiedere di più
non ho risposte
né ho più domande

-tu sai-

(ma nascondi il domani
e fai di pietra i tuoi versi)

-mia poesia-

*le farfalle di Vladimir Kush

lunedì 19 ottobre 2015

Leggimi ora*

Quante volte ho cercato di scriverti l’amore
-nonostante la coltre di neve sui miei anni-
quante volte ho abortito parole sulle labbra.

[Ora vorrei riavere nuovamente la poesia
per volare alto, guardare il nostro mondo
con la levità del volo falcato di un albatro
ma con la vista acuta del falco pellegrino
e la leggerezza di una falena incosciente.]

E l’inchiostro di more così caro alla memoria
-scolorito sulle pagine consumate dei ricordi-
è illeggibile pei campi inesplorati del domani.

Perciò leggimi ora che l’inchiostro sa di mare
e gli anni sono il sale del libro scritto insieme.

Leggimi, ancora.

*dedicata a Conny, mia moglie


sabato 17 ottobre 2015

“Non può piovere per sempre” *

Sogna Franco sogna, lascia che i corvi
appollaiati sulle antenne tramutino
i loro interessati peana alla morte
nel gemito di un gabbiano innamorato.

Nell'imminenza del temporale l’edera
sul poggiolo svilisce il colore silvano
ora pare una zimarra grondante fiele
dalle fioriere intristite appese al vento.

Mentre leggo le ore inseguirsi sul soffitto
-quasi un irritante bolero che canzona-
ho nelle orecchie l’ultimo richiamo
che rimbalza su coltri disfatte e disilluse.

Non ti dirò di mostri che abitano lassù
né ti conterò di sogni presaghi di fortune
ma ti parlerò semplicemente di attese
del tempo sospeso che prelude al tuono.

“Non può piovere per sempre”…Dormi?

Ticchettano gocce.

*cit. dal film “Il Corvo”

mercoledì 14 ottobre 2015

Dimmi che ho dimenticato le felci

Dimmi che ho dimenticato le felci.

Che il verde declivio su cui inseguivo
sogni e farfalle -è stato solo un gioco-
ruzzolato laggiù, nella forra della vita.

Dimmi allora del verde acquamarina
che ora mi abbraccia -è sapore di sale-
ma non lascia colore della giovinezza.

Dimmi infine che se ancora so leggere
nelle rughe della luna millanta poesie
stanotte ti reciterò della mia passione.

Dimmelo forte -dimenticherò le felci-

sabato 10 ottobre 2015

Di cattive parole, pensieri e cattivi maestri

Nebbia e parole.

Che ne sai della nebbia che si taglia a fette,
coltre di bambagia che ovatta i pensieri
e li restituisce dall'arcano affamati di sapere
mentre insegui il caldo profumo del pane.
L’odore dell’inchiostro fresco sul quotidiano
parole appena nate -panni stesi ad asciugare-
parole divorate con cura -infine ripiegate-
in fretta -sottobraccio- inseguendo il tram.

Pane e cattive parole.

Delle parole che il denaro ha ammaestrato
ha coartato, sconfitto e soggiogato a se.
Ha assunto come precarie -nude di valore-
sfruttate in agorà di falsa libertà di pensiero.
Di quelle che hanno incartato le speranze 
-fantasmagoriche promesse della tecnologia-
e t’hanno spacciato per progresso l’ingordigia
nei rottami di una pretesa gioventù di pensiero.

Quattro soldi di becera chimera.

“Pecunia non olet” dicono i cattivi professori
invitandoti alla corte del gran ballo globale
protagonista e vittima dello spettacolo gratuito.

Balle. Il denaro puzza.

Di morte.

Cerbottane d'Ottobre (miravi al cuore)

-canne d’ottone e fogli di papiro
e castagne e profumi d’Ottobre-

Appese al muro armi di bimbo dimentico
mollette da bucato nastro adesivo bianco.

Vecchi lampadari -orbi dell’asta d’ottone-
piangono gocce di falso cristallo sul pavé
le braccia sinuose non diffondono lucore.

Bussolotti di quaderno dalla fodera stinta
infilzati su un riccio di castagna ottobrina.

Cicatrici immaginarie di vecchie battaglie
rincorse negli orti e nei campi di periferia
strategie di fantasiosi capitani di ventura.

Storie narrate come navigati combattenti
la fanciullezza aveva il profumo d’Ottobre.

-e miravi al cuore facile bersaglio
coi tuoi occhi bussolotti appuntiti-

giovedì 8 ottobre 2015

Cielo color cenere e piombo sotto i ponti

E ti racconterò -mentre il tempo scolora-
di lampi di cuore che feriscono gli occhi
di frattali di memorie scolpiti nel tempo
di respiri sospesi a mezz'aria nei calzoni.

(scusami se oggi paio un poco dissennato
ma le nuvole lassù ingrigiscono i pensieri)

L’acqua stenta a fluire nei canali -sospira-
così i miei battiti s’affrettano in anarchia
complicano il passo sudano allo scirocco
e non basta un’apnea per chetare il cuore.

(il piombo fuso che poltrisce sotto i ponti
fotografa senza pietà le rughe dell’anima)

Ti racconterò tutto quello che già conosci
ti ripeterò all'infinito le parole incanutite
che mi legano quassù sulle pietre antiche
mentre guardo il cielo che sospira cenere.

E tu ascolterai la fola stanotte, sorridendo.

mercoledì 7 ottobre 2015

Io e te dentro una murrina

Oggi il cielo sembra precipitare
nella laguna, dividersi e l’acqua
inghiottire gocce di luce iridate.

Precipitiamo -mano nella mano-
così i sorrisi s’aprono alle labbra
negli occhi il ricordo di altri tuffi.

Altro mare dove fare l’amore noi
-con l’impudicizia degli amanti-
l’azzurra sfrontatezza degli anni.

Io e te.

L’uomo ha bussato alla mia porta
-con la ferocia ottusa della bomba-
con il sorriso di un corvo in attesa.

Non avrei altro da raccontare ora
-il tempo ha cristallizzato la neve-
ma dentro la murrina sorridiamo.

In un silenzio di schegge colorate
le parole che cantano solo per noi
hanno l’eco cristallino dell’amore.

Come dentro una murrina.

martedì 6 ottobre 2015

Abulia (in un vuoto pneumatico)

nulla.
vuoto come il peschereccio al molo
dopo che l’ultimo gabbiano vorace
ha ripulito il desco e se n’è andato.

abulia.
non un pensiero -un moto d’anima-
una parvenza di racconto -una voce-
ed è noia l’attesa nelle dita abuliche

nulla.
e dicono la pazienza sia virtù. dicono.
forse la metterò tra gli altri shanghai
potrei vincere l’ultima partita. chissà.

e se.
il bozzolo s’è inaridito -ormai inutile-
mi rifugerò tra le coltri del tuo sorriso
metterò cera e ali esauste all'incanto.

apathie ou mal du vivre? 















"Abulia" - Mark Kostabi

domenica 4 ottobre 2015

Allegorie di lemmi volanti

L’instabilità del suono
L’indifferenza all’eleganza
L’assuefazione alla banalità
L’ignavia della fantasia

In volo.

La messinscena dell’accezione
La desuetudine all’analisi
La bulimia del neologismo
La deflagrazione della poesia

Lemmi. Nottole parolaie.

mercoledì 30 settembre 2015

Senza musica non c’è voce…

Non l’Addolorata né la Donna Cannone
non i versi di Guccini né di De Gregori
nelle vene non ho la poesia di Neruda
né l’amore infinito e gentile di Prevert.

Non la tristezza sincopata di Lucio Dalla
né il cinismo urbano del poeta maledetto
nelle dita ho coriandoli -schegge di versi-
che non sanno quant'è profondo il mare.

Avessi almeno la musica. Canterei.

(ho barattato la voce al mercatino delle pulci
in cambio di una chimera di legno intagliata)

Come vorrei non essere preso nella morsa
delle incertezze o dei desideri insoddisfatti
so della neve che è scesa velata ai miei occhi
che ha gelato nelle mani il ticket del ritorno.

Se il Mare calmo della sera ha voce potente
e i Cieli d’Irlanda sorridono a verdi colline
-resto indeciso spaccato a metà tra due cieli-
dove il mare muore nell'infinito mi troverai.

Senza voce. Ti scriverò una canzone.

(ho perso una collezione di 33 giri in soffitta
ora ho note ingabbiate in un canterano di bit)


domenica 27 settembre 2015

Oblìo dell'Orsa Maggiore

[nell'inseguire giorni indifferenti
settimane gemelle indistinguibili
effemeridi capovolte dall'accidia
ho dimenticato l’Orsa Maggiore]

Forse è banale questa considerazione
-il tempo pare lento solo ai tuoi occhi-
rincorri il dolore che ieri t’angustiava
e oggi non trovi più il filo del discorso.

Sai, non vorrei vedere il mare sfiorire
-il marmo su cui siedo è lapide irreale-
ti aspetto, il caffè rasserena gli umori
saliremo abbracciati sul Grande Carro.

Non ci saranno metafore ad attenderci
ma poesie che parlano dirette al cuore.
Avremo Crono aggiogato ai nostri piedi
e l’Orsa presa al laccio dai versi sinceri.

Ma in fondo lo Zenit è qui, non trovi?

giovedì 24 settembre 2015

Vedrai altre primavere (a spring spleen)

Vedrai altre primavere così mi ripetevo allora
un mantra una autoconsolazione una panacea
quando il sole spauriva al cospetto della notte
e “spleen” era ancora un termine di là a venire.

[intanto là nei giardini dietro a quel cespuglio
l’amore acerbo maturava in fretta i suoi anni]

Vedrai altre primavere così mi ripetevo ancora
quando il senno s’adagiava al potere del sogno
e la vita bruciava le algide foglie di quel rosaio.

Ho visto altre primavere sai -l’utopia ammalia-
perché l’anima senza voce disincanta la litania.
Non trovo più rose per giocare a nasconderella
la vita ha regalato frutti dolci e amare stagioni.

[i gabbiani straziano mentre sorrido all'utopia
e petali fiammeggiano sul canale al tramonto]

Vedrò altre primavere, ho imparato l’inglese.

sabato 19 settembre 2015

La speranza è un urlo al cielo

[l’azzurro del cielo pare vergine deflorata
dal volteggiare dei gabbiani e degli aironi
e nuvole medicano con baffi di bambagia]

Non so se il vecchio naviglio incerottato 
potrà ancora attraccare al porto dei savi
i remi sugli scalmi paiono versi negletti
che il poeta sconfessa -rifiuta di editare-

[vedi anima mia non cadere nella trappola
i ricordi -etere ansiose ai bordi dell’anima-
circuiscono il cuore, annebbiano il senno]

Ho ancorato infine al porto della speranza
-troppo il vuoto senza te e angustierebbe-
non so se sciogliere questi versi con l’urlo
che il cuore mi spinge a scrivere fiducioso.

[l’azzurro del cielo ha ricomposto le vesti
il volteggiare dei gabbiani ora è parentesi
e il racconto persevera tra baffi di sereno]

L’urlo tace, i gabbiani spaurano.

domenica 13 settembre 2015

Noi -ladri di scialli- per amore

Stamane Laguna indossa il sorriso,
l’abito lungo delle grandi occasioni
-piccoli riflessi argentei sullo scialle
uno spruzzo di lenticchie d’argento-

lo scialle che Luna ha ricamato

Poca gente alle cinque del mattino
rari pescatori indaffarati alle grida
-come pesce fuor d’acqua navigato-
guardo l’amplesso tra Luna e Sole.

buttalo sulle spalle che fa freddo   

-noi- dimentichi dell’età sulla laguna
-foresti- catturati dai refoli del vento
-pazzi- nonostante i capelli innevati
-ciechi-spiamo quest’amore gemello

vedrai, nessuno se ne accorgerà

Passi sospirano sul selciato delle calli
vieni -torniamo a casa- Aurora nasce
e il refolo di vento che viene dal mare
profuma di mandorle le nostre risate.

Copriti, spesso i sogni danno i brividi.


lunedì 7 settembre 2015

Vita (lenzuola di carta velina e cielo di gesso)

Quanta vita avremo da raccontarci ancora?
Lenzuola di carta velina profumano d’attesa
e i ricordi galleggiano nella tazzina di caffè.

-il soffitto è un cielo di gesso-cobalto stinto
le stelle fantasmagoria di paillettes scucite
e il silenzio sarà la voce del nostro respiro-

Quanta strada -faticosi passi- non ti voltare
le orme muoiono all'imbrunire del racconto
quando mancano poche righe e perdi il filo.

-il soffitto è mantello di cielo gesso-rubino
i sudari di carta velina sanno l’antico gioco
e rimandano ancora l’eco di sorrisi e umori-

Quanta vita è rimasta appesa alla speranza
se la Nera Signora muore nell'indifferenza?

Tanta -vita mia- Credici.



mercoledì 2 settembre 2015

Tra l’estro del vento e Paulo Coelho

Non fosse altro che per il fetido odore
di salmastro e calafature orfane di pece
che ti accorgeresti della bava di vento
che ansante sta facendosi largo tra le spire
velenose e indolenti di questa estate
e l’accidia che inevitabilmente mi assale.

-annuso il vento come cucciolo ferito
che attende il respiro infermiere della madre-

Ho risposte ipocrite ed assassine quando
chiedo attorno se mai Cristo fosse passato di qui
e annusato il vento prima di fermarsi a Eboli.
O se qualche paludato solone l’avesse invitato
ad un giro promozionale sul gommone in attesa.
Caronte ha sembianze umane, ma è un clone.

-annuso il vento come animale abbandonato
che attende la mano salvifica che viene dal mare-

Ho lo stomaco sottosopra come se fossi in barca
come se il vento si divertisse alle mie spalle.
Amico mio sospingi i fratelli che agognano la riva,
dimentica le mie piccole e stupide pene d’amore.
Ha il grasso dell’indifferenza che ottunde la ragione
lo sciacallo che si appresta alla disputa con i corvi.

-annuso il vento come lupo affamato
che sa il profumo di pane del mattino sul Corso-

“un guerriero della luce sa che, nel silenzio
del suo cuore, c’è un ordine che lo guida”

*(Paulo Coelho: Manuale del guerriero della luce)


giovedì 27 agosto 2015

Il traghetto per L'Eden

Quel piccolo naviglio di sambuco
-incerottata e traballante chiatta-
s’è insabbiato su un lido avverso
ora reclama la tua guida esperta.

Presuntuoso timoniere del vento
solcavo il mare infido degli anni
-dimentico e inesperto marinaio-
rincorrendo sirene immaginarie.

*****
La notte è dolce matrigna di visioni
 -quanto vorrei essere traghettato-
laggiù oltre il limite rosso del mare
dove l’oltre ha la divisa dell’infinito.

Stasera il sole incendia il tramonto
-è illusione o desiderio recondito?-
io e te in un mondo di eguali utopie
sul piccolo legno che avvera i sogni.

Cuore e sambuco, L’Eden è vicino.

lunedì 24 agosto 2015

Un uomo? (tutte quelle volte)

Per tutti quei passi di ieri
sull'asfalto di periferia
che hanno segnato le orme
che oggi lascio sulla rena.

Per tutti quegli amori uccisi
nelle ore dei giovani aquiloni
e per quelli feriti dall'Ego
dimentico della sua costola.

*****
Sei metà uomo e metà donna
stesso impasto -idem sentire-
le cicatrici dolgono eguali.
La sensibilità non ha prezzo
il dolore incontrato nella vita
ti ha insegnato ciò che vale.

Per quelle volte che ho scritto
dell’amore passato -vissuto-
negando l’incognito -in attesa-
Sorprendono nuove emozioni
di inaspettati aquiloni fuggitivi
cerco il filo rubato dal tempo.

Un uomo? Tutte quelle volte.

domenica 23 agosto 2015

Odio questi miei versi

Odio questi miei versi aridi -ingabbiati-
costretti tra una vecchiaia incipiente
e una spensieratezza di cuore bambino.

Una tenaglia che serra le ali della libertà
della spontaneità -del mio raccontar poesia-
ho perso l’incipit e il suo respiro è sospeso.

Scrivo odiando questo mondo che non vivo
protetto -chiuso nel bozzolo della repulsa-
parlo d’amore di ricordi appeso a un foglio.  

Odio questi miei versi ingabbiati dall'ansia
dalla sfida al tempo che fugge -silente ladro-
dall'inganno di questo placebo ammiccante.

Sì, odio questi miei versi.

venerdì 21 agosto 2015

Troppo sole (estate inquieta)

[sul crinale dell’inquietudine
ho concitato passi maldestri
-è spartiacque il mio respiro-
acrobata su un cielo a metà]

Ho provato a volare credimi
ma troppo sole -troppa luce-
hanno sbiadito l’arcobaleno
e il ricordo dell’azzurro tace.

Non ha senso il volo oramai
senza il seguir dei tuoi occhi
-ora ho ali come segnalibro-
appese a pagine mai scritte.

E non conosco il braille.

sabato 8 agosto 2015

Il canto del cigno (che si credeva usignolo)

(non avevo il collo sinuoso dell’airone
né la voce gorgheggiante dell’usignolo
ma l’arrogante nitore della mia divisa
scagionava la mistificazione all'anima)

Ma cantai.

Pinneggiavo la mia bellezza nello stagno
-l’acqua indolente accarezzava gli umori-
nel maleodorante regno di lucci affamati
pigre moltitudini di boccaloni genuflessi.

Così nella mia colpevole e totale alterigia
concionavo l’indifferenza di rane e girini
l’acqua marciva mentre i creduloni in fila
-pinne adoranti- seguivano l’astuto luccio.

Fu un bel discorso ma l’applauso non sortì
la voce uscì dal becco urticante e sgraziata
il luccio sfacciatamente divorò i boccaloni
con arroganza cantai di me quasi usignolo.

Fu l’ultimo canto, il luccio non abboccò.





venerdì 31 luglio 2015

Trai mezzi toni del grigio e del seppia

Tra i mezzi toni del grigio e del seppia
nei chiaroscuri delle ombre contrastate
dalla patina ormai consunta della carta
riaffiorano ricordi e dolore mai chetato.

(ci fosse stato tempo)

T’avrei chiesto in prestito il tuo sorriso
e quel buonumore che tutto contagiava
quella tua voglia di vita contro la morte
che non mentiva anni di fatica e trincea.

(per un alito di vento)

Tra i mezzi toni del grigio e dei seppia
nei giochi di luce e nei riflessi argentati
io e te nell'attimo di un clic assordante
foto ricordo di un viaggio mai concluso.

(sulle vele rattoppate)

T’avrei chiesto le domande e le risposte
-troppo vicino era il tempo tra noi due-
eri un fratello un padre forse il gemello
di quell'incauto che al largo annaspava.


E adesso?

voglio un dopobarba al sapor di gelsomino
una bambola di pezza dal sorriso birichino
il cero acceso al Santo per una processione
che affumichi i versi di questa mia canzone

Non adesso. Non ora.

non è ancora il momento di giocar la sorte
né di irridere il cuore per chiudere le porte
sto scrivendo in rima versi che misconosco
non trovo gelsomini nel rovo di sottobosco

Non adesso. Per ora.

voglio divertire un’anima che so irrequieta
non dice una parola e l’aurora non la cheta
cocciuta risoluta rifugge ogni mio sostegno
ho un ramo di pruno farò un cuore di legno

E adesso? Ora.

voglio i tuoi occhi divertirsi su questo foglio
cercarne un senso è trovare un quadrifoglio
nel cielo sempreverde di chi ama l’emozione
per sorridere alla vita cantando una canzone

Adesso canta.


lunedì 27 luglio 2015

Tu a poco a poco

Misurare a passi rapidi
il buio del corridoio poi
scoprire che nel respiro
è rimasta dentro paura.

(a poco a poco)

Elitre -zoppo elicottero-
così mulinavo le gambe
era un tunnel nei sogni
l’impietosa adolescenza.

(tutto d’un fiato)

Ho visto l’orrido infine
-acne abusata da Crono-
Ho spiato i lai del cuore
era asincronia della vita.

(angosciosa apnea)

Misurare circospezione
è quasi pane quotidiano
-ti ascolto sei la sinapsi-
mia sincronica armonia.

Tu, a poco a poco.

giovedì 23 luglio 2015

La tenda alla veneziana

Il cielo plumbeo stasera
è un panorama color ossidiana.

Quel cielo tagliato a fette.
Puoi immaginarlo, se vuoi
-cucito, rattoppato-
ma non puoi sentirlo vivere
sulla pelle. Come me.
Io lo distinguo, sì. Lo vedo. Così.

Ma la luce filtra lo stesso.

E sento. Sì ti sento. Così.
È malinconia quell'azzardo
di labbra a sfiorare il seno
o è ricerca di carezzevole tepore?
È inverecondia lo scollinare
il declivio o è ricerca di linfa nuova?

[quel cielo di ossidiana stasera
ostile volta -tagliata a fette-
quel desiderio rimasto lassù
testimone malinconico
di un tempo immaginario,
ha il colore di trasognato amore]

Ma l’urlo filtra lo stesso.

Potresti sentirlo anche tu. Dopo
Se tu avessi una tenda alla veneziana.

mercoledì 22 luglio 2015

Questi miei anni in una bolla a mezz’aria

[questi miei anni sono una vestaglia
un tartan scozzese alquanto ridicolo
-nonchalance di scialle ammantato-
comodo sospensorio di sogni inevasi]

Veleggio rintanato in una bolla a mezz'aria
asettico rifugio dalle pulsioni di un mondo
che rimbalza -illusoria e preziosa murrina-
sulle sue contraddizioni come in un flipper.

Vivo una apnea coatta da déjà-vu costante
che mi estranea e costringe al volo planare
uno sguardo e il remake di quel film antico
è il cocciuto tentativo di un pessimo regista.

[questi miei anni sono un trip d’acido
-egocentrismo di accidentale riflesso-
molecole di albagia in circolo ematico
utile proroga di ratei scaduti alla vita]

Questi miei anni -sospesi appesi- a mezz'aria.

lunedì 20 luglio 2015

La vita come fosse una "zingarata"

E feci capolino tra le cosce d’Aurora:
gli occhi mi si riempirono di lacrime.

Straniato in un cortile di calzoni corti
lacrimavo la tristezza a quattro suore

Anch'io ho inciso sui banchi di scuola
col temperino l’ansia di sfottere la noia.

Ho fatto capolino tra le cosce avvizzite
d’Atena, nell'età che vorrebbe saggezza.

Ma è più forte di me, prendersi sul serio
vorrebbe dire aprire gli occhi al pianto,
così rido e nonostante sia imprevedibile
vivo questa vita come l’ultima zingarata.

È troppo chiedere un sorriso agli Dei?